Scrivere per il web: una guida rapida

Scrivere per il web: una guida rapida

Come scrivere per il web e essere letti dagli utenti.

Scrivere per il web è facile, ma essere anche letti, questo è il dilemma.

Forse te ne sei già acconto: quando condividi i tuoi contenuti sui social, molti di quelli che commentano si riferiscono solo al titolo, o all”argomento generico, ma non al contenuto. Perché si fermano lì, senza nemmeno aprire l’articolo. Solo il 18% degli utenti a cui viene data la possibilità di leggere un articolo web apre effettivamente la pagina e legge, fino in fondo quello che c’è scritto.

Molti danno una lettura veloce, giusto per aver idea del contenuto, rimanendo solo per pochi secondi nella pagina.

Pochi leggono dall’inizio alla fine. Solo il 18%

Raramente gli utenti di un sito, un blog o una pagina Facebook leggono il contenuto dall’inizio alla fine.

Scrivere per il web: una guida rapida

L’obiettivo dello scrivere per il web

I nostri obiettivi, scrivendo per il web, sono:

  • Far atterrare il lettore sulla nostra pagina
  • Far in modo che il contenuto venga letto fin in fondo dal nostro lettore
  • Che il lettore possibilmente navighi nel sito leggendo altre pagine
  • Che il lettore sia così entusiasta del nostro articolo da condividerlo e commentarlo nei social
  • Che l’articolo scansionato dai crawler si posizioni bene nei motori di ricerca per trovare nuovi lettori

Abbiamo visto che gran parte del lavoro dipende da come scrivi gli articoli, mentre una parte dipende dagli aspetti tecnici de sito. Ora vediamo alcune regole che possono aiutarti a costruire contenuti capaci di soddisfare lettori vivi e bot.

Ogni genere ha le sue regole, anche la scrittura per il web

Ogni genere letterario ha le sue regole. Scrivere per bambini richiede un registro diverso dallo scrivere, per esempio, manuali informatici; scrivere un saggio richiede registri diversi da un romanzo d’amore.

Non è strano dunque dire che la scrittura per il web segue regole tutte sue, dovute non tanto al contenuto quando al supporto tecnologico.

Quando leggi da uno schermo o dal tuo smartphone, l’esperienza di lettura è diversa da quella che hai leggendo su carta o da un supporto per ebook: i motivi per cui leggi, spesso, sono diversi dalla lettura che fai per diletto. Magari cerchi una specifica informazione o stai cercando la spiegazione a un tuo dubbio: già solo per questo tipo di approccio, “lettura a obiettivo”, la tua attenzione verso il testo sarà calibrata in base al risultato che vuoi ottenere.

Il lettore web vuole leggere in fretta, l’autore invece vuole tenere il lettore più a lungo possibile sulla sua pagina.

La scrittura web orientata al cliente

Prima ancora di partire a scrivere il tuo testo, devi avere ben presente il target per cui scrivi. Il livello di scolarizzazione del tuo utente non è l’unica informazione a cui devi riferirti, ma anche devi avere un’idea del motivo per cui un lettore potrebbe atterrare sulla tua pagina? Vuole un’informazione su un prodotto? Deve capire come si aggiusta qualcosa? Deve cercare informazioni per una vacanza? Questo fattore influenza il suo tempo e la sua attenzione al contenuto.

Conosci preferenze, abitudini, motivi per cui vieni cercato e avrai inquadrato il tipo di articolo che ti serve.

Scrivere per il web: chiarezza prima di tutto

Come scrivere contenuti leggibili

Il 55% delle persone passa meno di 15 secondi su una pagina web prima di passare ad altro. Come puoi convincere il lettore a restare di più?

Oggi una delle tecniche più usate è quella di scrivere un lungo preambolo prima di passare la vera informazione contenuta nell’articolo. Comincio, per esempio, i motivi per cui sei arrivato alla mia pagina e ti prometto che fra poco ti dirò esattamente qual è la risposta alla tua esigenza. Nel frattempo, inserisco un paio di banner, un’immagine e tu, per arrivare al nocciolo della questione, hai già dovuto far scorrere un po’ il testo, perdendo tempo. Bene, ma non benissimo, se hai idea che i tuoi lettori non siano “tuoi affezionati fan” e amino navigare sul tuo sito, ma gente spiccia che non vuol perdere tempo. 

Ti consiglio di NON NASCONDERE il contenuto principale, costringendo a cercarlo stile caccia al tesoro, ma di evidenziarlo come si deve.

Una pagina chiara, leggibile, costruita con logica e con uno stile pulito rende la lettura piacevole. Ti consiglio di non caricare di banner pubblicitari in modo esagerato, a meno che tu non abbia dia ottenuto altissimi rank e non ti importi più di tanto l’abbandono della tua pagina.

 

Chiarezza nella scrittura

Il testo per il web deve essere facile da leggere, comprensibile. Non girare intorno ai concetti chiave, ma spiega quello che vuoi dire in maniera diretta. Spesso mi capita di leggere articoli in cui viene data per scontata qualche conoscenza di settore: non fare l’errore di ipotizzare che chi ti legge sappia già di cosa stai parlando, ma non saltare mai passaggi logici.

Prova a pensare in modo schematico, per punti chiave.

Un blog di cucina, per esempio non può saltare passaggi, o se lo fa, deve indirizzare il lettore alla pagina in cui viene spiegato, per esempio, come si monta a neve, o se viene richiesto un gratin, alla pagina in cui viene preparato il trito.

Più chiaro e strutturato bene sarà ilo tuo schema mentale di scrittura, più piacevole sarà per il lettore la permanenza su tuo sito.

Usa con saggezza gli strumenti che hai

Ti stupirà sapere che spesso gli utenti non solo si fermano al titolo e talvolta alla meta descrizione, ma che possono arrivare a condividere l’articolo senza aprirlo, se la notizia riportata è di richiamo. Usa con attenzione titolo e meta e metà del lavoro sarà fatto.

Quante volte ti è capitato di vedere morire e rimorire più volte nei social gli stessi vip, giusto perché chi postava la notizia non aveva guardato la data? In alcuni siti, si usa persino scrivere fake title per essere letti, così come vengono usate immagini confondenti e fuorvianti per attirare l’attenzione e ottenere almeno il click.

Qualunque sia la tua scelta, ricorda sempre che il contenuto di qualità alla lunga paga più di quello costruito per essere cliccato.

Chartbeat (www.chartbeat.com) ha analizzato 10.000 articoli condivisi sui social media ed ha scoperto che non esiste alcun rapporto tra il contenuto di un post condiviso e l’attenzione che un lettore medio da a quel contenuto.

La leggibilità nello scrivere per il web

Un pratico e consigliatissimo plugin di WordPress, Yoast, è un grandissimo aiuto nell’ottimizzare i siti per il web. Uno degli strumenti che mette a disposizione è l’analisi della leggibilità

I suoi suggerimenti sono validissimi, anche se non sempre praticabili (io scrivo di Storia, talvolta la sola citazione di un brano manda a quel paese la “leggibilità globale”.

Usare parole semplici, che possano essere comprese da tutti è un passo importante.  Non dare per scontato che chi legge sia un tecnico o un esperto, scrive per tutti.

Usa frasi brevi, chiare, andando spesso a capo, senza eccedere con forme passive che appesantiscono la lettura.

Ripeti la parola chiave per cui stai scrivendo, ma senza esagerare.

Soprattutto, usa bene i titoli, intervallando il tuo testo inframmezzando con titoli adeguati i paragrafi.

Usa grassetto e corsivo con parsimonia, solo quando ti serve per evidenziare passaggi importanti.

Scrivere per il web: una guida rapida

Ti sembra di penalizzare il tuo stile?

Se sei abituato a scrivere lunghi periodi, se ami l’ipotassi e pensi di non volerci rinunciare, prova a pensare a quando vai cercando sui web le istruzioni per smontare, per esempio, un rubinetto e immagina di dover dipendere per questa operazione da un testo ottocentesco, che oltre a termini arcaici ci mette un paragrafo di sei righe per dirti di prendere la chiave inglese. Quando leggi da smartphone e tutto è ridotto su uno schermino piccolo, ogni lungo paragrafo pare preso dai Promessi Sposi.

Sacrifica lo stile personale per acquisite leggibilità e non te ne pentirai!

Frasi brevi e paragrafi brevi daranno il ritmo giusto. Non più di 30 parole per paragrafo.

Cerca di usare parole a loro volta brevi, 5 sillabe già stancano la vista del lettore meno esperto.

Al prossimo giro, vedremo un po’ come impaginare il testo e come usare gli strumenti di WordPress

Ti piace la mia guida? Contattami per il webinar!

Leggi anche: La SEO e i motori di ricerca – Scrivere per il web

La SEO e i motori di ricerca – Scrivere per il web

La SEO e i motori di ricerca – Scrivere per il web

La SEO e i motori di ricerca sono i migliori amici e i peggiori nemici di chi scrive per il web. Scopriamo insieme il mondo e i segreti dei motori di ricerca.

Se sei arrivato a leggere questo mio articolo, è perché stai cercando qualche dritta per cominciare a scrivere per il web, oppure scrivi da tempo ma vedi che i tuoi contenuti non ottengono i risultati che desideri.

Oggi il web è davvero pieno di materiale già pubblicato, puoi trovare di tutto e sembra che tutto sia già stato detto.

Come riuscire a far leggere i tuoi articoli? Il primo passo è conoscere “il tuo nemico”, cominciando dalle basi.

La SEO: che cos’è?

“SEO” è l’acronimo inglese per Search Engine Optimization, in italiano “Ottimizzazione per i motori di ricerca“. La SEO è dunque quell’insieme di tecniche di scrittura e di impostazioni del sito web che ti permettono di essere “trovato” dai motori di ricerca e di essere ben indicizzato in essi.

Quello che vogliamo è ottenere articoli facili da rintracciare nelle ricerche su Google e Bing, i maggiori motori di ricerca italiani.

Anche tu, quando fai una ricerca, segui un determinato comportamento, simile a quello della maggior parte degli utenti. Prova a farci caso: non metti quasi mai l’articolo davanti ai sostantivi, spesso non vai oltre la prima pagina del motore di ricerca, ancor più spesso clicchi sui primi cinque risultati, magari evitando gli articoli che sono presentati come annunci a pagamento.

La SEO serve a fare in modo che uno di quei cinque risultati sia IL TUO ARTICOLO.

Come si fa la SEO?

Avere un articolo scritto come si deve è importantissimo, ma a monte ci deve essere anche il lavoro fatto sul sito web su cui posti i contenuti. In particolare, il sito stesso deve essere ottimizzato per la SEO dal lato tecnico. L’Ottimizzazione Tecnica è fondamentale.

Un sito troppo lento a caricare le pagine tende a essere abbandonato da chi entra: una velocità troppo bassa penalizza  anche il posizionamento nel motore di ricerca.

Un sito veloce e performante (nel mio caso ti parlo di WordPress, ma vale per qualunque sito) deve avere un buon hosting, un tema leggero e versatile, una grafica “leggera”, non essere troppo carico di banner che si aprono. Per testare la velocità di un sito, lo stesso Google mette a disposizione uno strumento fondamentale, Page Speed Inside. Ti darà tutti i suggerimenti per migliorare il caricamento delle tue pagine.

Non basta avere un sito che funziona rapidamente, se i tuoi lettori dal cellulare non riescono a leggere ciò che hai scritto perché il sito non è ottimizzato per il mobile: l’ottimizzazione da mobile viene implementata da google attraverso la versione AMP, che permette di visualizzare al meglio da smartphone e tablet. 

La SEO e i contenuti

Una volta che il sito è pronto e veloce come una Ferrari, ha bisogno di un buon pilota. Questo sei tu, quando crei i contenuti. La SEO si fa principalmente con contenuti interessanti, unici, letti e apprezzati dai lettori e attraverso il valore che i lettori stessi danno a ciò che scrivi.

Non basta riempire un sito di parole per essere indicizzato bene. Se da un lato è fondamentale per la SEO proporre contenuti nuovi con regolarità, dall’altro ciò che scrivi deve essere di qualità.
  • NO ai contenuti duplicati: puoi prendere spunto dal lavoro tuo o di altri, ma non trasportare, per esempio pagine intere di Wikipedia per il tuo articolo. Google è in grado di analizzare il contenuto del tuo sito, scoprire i duplicati e penalizzare il sia te che il sito da cui hai copiato facendo scendere entrambi nell’elenco dei siti che rispondono alla vostra parola chiave.
  • NO ad articoli troppo brevi (e nemmeno troppo lunghi, se non vuoi stancare l’utente): non meno di 500 parole (almeno 1800 battute). 
  • sì alle immagini: un sito ben impaginato, con immagini a tema piace al lettore che aumenta il tempo di permanenza sul tuo sito. Se l’articolo piace ai lettori, piace a Google, che lo riproporrà più volentieri. 
  • no a troppi banner pubblicitari: se l’utente non visualizza il contenuto per cui è arrivato da te, lascerà la pagina. Solo quando sarai arrivato a un buon rank (posizionamento, “gradimento”)nel motore di ricerca potrai seriamente monetizzare;
  • Ragiona per parola chiave: su questo argomento ci fermeremo più a lungo, ma ricorda che il tuo articolo deve essere strutturato attorno alla parola chiave, o alla frase per cui vuoi essere trovato. Ripetila nei titoli, nel contenuto senza esagerare, questo piacerà al motorie di ricerca.
  • Tieni conto dei tuoi utenti: la leggibilità deve essere orientata verso il tuo lettore tipo. Scrivi frasi brevi, vai a capo spesso.

La promozione dei contenuti

I contenuti che crei vanno poi promossi: per rendere un sito visibile e per far salire il tuo gradimento verso gli utenti devi cercare di raggiugere più utenti possibile. Qui entra in gioco l’attività nei social, ma non solo: devi rendere possibile, semplice, piacevole la condivisione agli utenti stessi.

Anche la presenza di link su altri siti che rimandano al tuo aiuta Google a valutare la tua autorevolezza e a farti salire nelle posizioni ambite delle sue pagine.

I motori di ricerca e il loro funzionamento

Ma come fa il motore di ricerca a “trovare” e “apprezzare” il tuo sito?

I motori di ricerca utilizzano particolari programmi conosciuti come bot, crawler o spider, che ogni giorno scansionano le pagine web, analizzano il contenuto e le inseriscono nel database in modo organizzato, in base a cluster semantici, per comporre la  SERP (Search Engine Results Page, che significa “pagina dei risultati del motore di ricerca”) per le varie ricerche. il processo è diviso in tre parti:

  • Scansione – il bot accede alle pagine del sito web per scansionare i contenuti. Se queste pagine contengono dei link, il bot continua il processo di scansione anche su quelle pagine. Per questo, è consigliato creare link all’interno dei contenuti del tuo sito web. Importantissimo è avere una sitemap, una pagina che si crea in automatico e si aggiorna ogni volta che crei contenuti e che costituisce un indice leggibile dai bot, che potranno in un colpo solo trovare ogni articolo, immagine o file da te inserito.
  • Indicizzazione – Una volta scansionato il sito, il contenuto viene indicizzato, ossia viene inserito negli indici del motore di ricerca.
  • Ranking – A questo punto, si determina il rank, ossia il valore del sito e il suo posizionamento nelle pagine delle ricerche. Un rank alto equivale a essere posizionati prima di altri quando viene digitata una ricerca per le parole chiave attinenti a un determinato argomento.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche Webinar di Miss Darcy

La SEO e i motori di ricerca - Scrivere per il web

Il mondo degli scrittori – perché vale la pena o meno di scrivere

Scrittori: perché?

Il mondo degli scrittori, una breve analisi.

Scrivere in un mondo dove tutti lo fanno, ma nessuno è davvero interessato a leggere. Dove nessuno è davvero interessato a conoscere il pensiero altrui.

Oggi pubblicare è facilissimo. Ma è davvero un vantaggio?

La ormai non più recente recente moda dell’autopubblicazione, che qualcuno ancora si ostina a chiamare vanity press, ha cambiato radicalmente il mondo editoriale e, soprattutto, quello degli scrittori.

Qualche riflessione su come è cambiato il mondo degli scrittori e su come stanno cambiando anche gli scrittori stessi.

La domanda a monte è proprio questa: perché fare gli scrittori?

Nel film “Possession, una storia romantica”, la fittizia scrittrice  Christabel La Motte riposava sotto a una lapide che portava come iscrizione “agogniamo solo un polveroso scaffale”. In questa frase credo si riconoscano molti che, come me, hanno cominciato a scrivere prima dell’era digitale.

Come ho già raccontato tante volte, quando entravo nella libreria Romagnosi, una delle più grandi, confusionarie, vecchie librerie di Piacenza, fin da ragazzina mi beavo della vista di questi scaffali altissimi, carichi di libri, delle pile di volumi accatastati ovunque e mi chiedevo: vorrei davvero perdermi qui dentro, sapere che il mio libro è solo uno nel mucchio, sperduto fra milioni di altri?

La risposta era sempre sì. Sì, perché non potevo sapere se un giorno la mano del lettore, del “mio” lettore, sarebbe arrivata a scovare il mio scritto nella polvere,  lo avrebbe scelto, portato a casa e amato.

Il mio sogno era un po’ quello del colpo di fulmine, come lo si legge nei romanzi d’amore. Da qualche parte nel mondo poteva esserci qualcuno che aveva bisogno di me, di leggere ciò che avevo da raccontare. Qualche anima gemella alla mia che avrebbe capito, che avrebbe fatto suo il mio sogno.

Mi sbagliavo? Quanto è rimasto di quel romantico sogno in me e in altri scrittori?

scrittura scrittore

Scrittori: a che prezzo?

A cercare il termine “vanity press“, su wikipedia, si trova la definizione di editoria a pagamento.

Oggi l’ostacolo per i narcisi della letteratura è aggirato da tante possibilità di pubblicazione a costo zero (poi le spese sono altre, per copertina, pubblicità ecc, ma il libro esce gratis).

Questa innovazione sta facendo vacillare anche i più accaniti fautori del NOEAP (autori contro l’editoria a pagamento). Anche perché, diciamocelo: che cosa si ha da un editore medio-piccolo che non possiamo darci da soli?
Non so quanti autori fra le mie amicizie abbiamo un editor all’americana, uno nello stile di Margaret Tate di “Ricatto d’amore”, che ti telefona in continuazione, che fa le ricerche in doppio per assicurarsi che le date nel tuo libro siano esatte, che organizza le presentazioni al posto tuo…? In molti casi, è già miracoloso avere un editor, una distribuzione, un numero di copie superiore agli amici di facebook dell’autore.

Sempre più editori, poi, hanno gettato la spugna e propongono solo la pubblicazione in ebook. Anche la mia saga uscirà così. Fine della poesia.

Bisogna leggere questo articolo di Ivano Mingotti  per capire com’è realmente la situazione.

Vale davvero la pena di passare mesi e mesi a caccia di editore, aspettando risposte che di solito non arrivano, per poi avere soltanto qualcun altro con cui dividere la torta dei diritti? Alla fine, se le premesse sono queste, anche il NOEAP ha il suo prezzo. Se nulla dà e prende solo parte dei guadagni.

Rimane il nome. Pubblicare con un editore che non chiede soldi significa avere trovato qualcuno che ha creduto nella tua opera e ha deciso di metterci nome e faccia per portarla ai lettori. Questo, a tutti gli effetti, è un valore. È qualcosa che a noi scrittori, tutto sommato, piace. Ci sentiamo più veri, in fondo, se abbiamo un editore. Ci sentiamo “più scrittori”.

Fin qui, devo precisare, ho fatto riferimento solo alla media e piccola editoria. Dei grandi, come Mondadori, Feltrinelli ecc non sto parlando. Quelli sono altri mondi, altri canali, altri numeri. È un po’ come parlare di Inferi e di Campi Elisi. I loro scrittori sono là, davvero negli scaffali, davvero distribuiti, davvero pubblicizzati,  (davvero scrittori), tutti noialtri ci agitiamo anonimi nello stesso indistinto luogo, alla ricerca di qualcuno che ci legga.

scrivere trama scrittura scrittori

Scrittori: in che mondo?

Il punto di partenza di questo post, però, era “motivarsi a scrivere”.

Il punto focale era la scrittura. Il fenomeno, ahimè, è analogo al meccanismo dei social: sono nati per far comunicare la gente, ma la gente grazie a essi ha smesso di farlo. Non ci si ascolta, non ci si legge. Tutto è un continuo rimpallare contenuti anonimi, proporre immagini nate per suscitare invidia (fino a mentire per essere al pari degli altri). Facebook ti chiede a cosa stai pensando, ma la realtà è che non interessa a nessuno. Tutti sono troppo impegnati a creare una propria immagine.

Lo stesso accade con la scrittura. Tutti scrivono, dice il mantra, ma nessuno legge. Non è del tutto vero: perchè gli autori self sono ottimi lettori di altri self, anche solo per ricambiare il favore o sperando di ricevere la stessa cortesia. Chi non legge, semmai, è il lettore tradizionale, che tradizionalmente, si sa anche questo, non legge (o è solo una leggenda metropolitana, i lettori che leggono ci sono, ma non leggono noi).

Dunque, per scrivere oggi occorrono motivazioni diverse rispetto al passato. Non è più necessario aver qualcosa di serio da dire: i libri che piacciono sono quelli meno impegnati, quelli che servono a rilassarsi qualche ora, quelli che “ti fanno staccare”.

Non occorre essere laureati in filosofia o in lettere per scrivere questo tipo di opera.

Allora? Che cosa vogliamo fare noi creature dalla penna facile?

Oh, Comunicare. Sempre e comunque. Vogliamo l’immortalità. Vogliamo entrare nella vita degli altri con prepotenza e lasciare il segno, fosse altro che un sorriso dopo una giornata da dimenticare.

Vogliamo che la rete abbini la nostra faccia a qualche mucchietto di parole, vogliamo essere qualcosa di più di due piedi fotografati in spiaggia. Vogliamo che accanto a quei piedi ci sia la nostra copertina, a cui teniamo più della nostra stessa faccia.

Ci piacerebbe che il mondo fosse quello di un tempo, che il sagomato davanti alla libreria fosse dedicato a quel nostro fortissimo sogno, vorremmo che esistesse l’editor che ci telefona per sapere quanto manca al termine del nostro prossimo libro, vorremmo ricevere pile di lettere dai lettori che ci dicono quanto è piaciuto il nostro amato libro.

Ci piace, in attesa che tutto questo si realizzi, aiutare altri a vivere la stessa illusione, leggendo, commentando, mettendo stelline ai nostri simili, come se lo facessimo per noi stessi.

Ecco. Noi scrittori moderni, post Amazon, siamo così. Patetici, forse.
Ma motivati da quella spinta interiore che non possiamo frenare, soprattutto se accompagnata dalla folle idea di aver qualcosa da dire, di avere per le mani un messaggio così importante da non poter essere taciuto.

Che siamo bravi o meno, esperti o principianti, siamo gli stessi che prima agognavano a un polveroso scaffale e che adesso, se proprio a quello non arriviamo, ci basta entrare in una cartella di file.

Leggi anche: Trama, fabula e intreccio nella scrittura creativa

 

Netiquette per scrittori. Le regole per gli autori social 2.0

Autori social 2.0 – La netiquette per scrittori

Netiquette per scrittori. Tutto quello che devono sapere gli autori social 2.0 e che non vi  dice nessuno

Netiquette: che cos’è?


Netiquette
deriva dall’unione di due parole: net, rete, étiquette, etichetta o galateo. È un termine già attempato, perché ha più di vent’anni ed è nato con l’avvento dei forum e dei siti nei quali gli utenti potevano interagire fra loro. Risale all’epoca giurassica delle prime mailing list, prima dell’avvento della messagistica e del mondo social.

Come sempre, quando esseri umani interagiscono, divenne necessario dare regole per evitare fastidi e fraintendimenti, così furono stilate regole semplici (qualcuna anche stramba) affinché la rete rimanesse un luogo piacevole per tutti.

La netiquette, poi, è stata sposata dai social, dove è diventata indispensabile. Se non ci si attiene alla netiquette, infatti, si rischia seriamente di far arrabbiare i più suscettibili, di offendere chi è sensibile o di finire col litigare con chi si accende facilmente.

La netiquette: perché

La netiquette potrebbe sembrare un’idiozia. Uno potrebbe dire che nella vita abbiamo già abbastanza regole, nei social dovremmo poterci svagare senza pensieri.

In realtà, la netiquette non è un vero e proprio galateo, né ha alcun valore legale: è solo un insieme di suggerimenti che permettono una migliore fruizione degli spazi virtuali comuni. Seguirla non costa grandi sforzi e dà invece grandi risultati, visto che ci vuole davvero poco per mostrarsi agli altri utenti come persona educata e piacevole da leggere. Dove ci sono regole ci si capisce: la netiquette è una sorta di linguaggio condiviso per la rete.

Lo scrittore social

Oggi essere scrittori significa essere social.
Che si abbia alle spalle un editore o che ci si autopubblichi, per farsi conoscere e promuovere i propri libri è necessario adeguarsi alla moda e tuffarsi nella rete, proponendosi nei social come persona, come personaggio e come autore.

Le tre cose non sono necessariamente concomitanti. Si possono tenere profili privati (per esempio account accessibili solo agli amici), profili pubblici, pagine dedicate alle proprie opere… le possibilità sono infinite. In alcuni casi, specie se si hanno bambini e si desidera parlare di loro e mostrare foto agli amici, è consigliato separare il profilo pubblico da quello privato.

Purtroppo oggi avere un sito web come biglietto da visita non basta più: bisogna selezionare i social frequentati dal nostro pubblico di riferimento. Anche i forum stanno sparendo (non ridete, ce ne sono ancora, ma quasi tutti sono soppiantati da gruppi facebook e da telegram) e hanno perso il loro ruolo di riferimento che avevano fino a pochi anni fa.

Ecco, allora, nascere la nuova figura dello scrittore social.

Si tratta di un personaggio che parla spesso o sempre di scrittura, di editoria, di libri, che posta immagini legate ai suoi personaggi, che interagisce in gruppi e pagine che trattano di scrittura e libri.

Il confine fra scrittore social e spammer è molto sottile: se vogliamo evitare di valicarlo, e quindi di diventare sgraditi ai nostri contatti, dobbiamo per forza conoscere la netiquette e attenerci a essa.

Ecco, in dieci punti, le regole della netiquette che uno scrittore deve sapere per presentarsi al meglio nei social. Le altre che ho linkato valgono sempre, ma queste sono le più importanti per chi si occupa di scrittura.

scrivere

 

1 – educazione

Quando si entra nei social, d’obbligo, per tutti, è la buona educazione.

Evitare parolacce, commenti volgari, battute pesanti è il minimo che si possa fare.

Anche se siamo forti delle nostre idee e sappiamo usare la penna per colpire, è meglio che la usiamo per farci apprezzare dagli altri utenti per la nostra capacità di comunicazione e mediazione.

Senza contare che mostrare aggressività nei gruppi ci farà buttare fuori entro 4… 3… 2…1…

 

2 – rispetto

Siamo scrittori? Questo è incompatibile col mostrarci ragazzini maleducati. Dobbiamo imparare a rispettare gli spazi altrui (la mia libertà finisce dove comincia la tua). Se non siamo esperti di social, magari ci facciamo prendere dall’entusiasmo e usiamo in modo sproporzionato gli strumenti che i social ci forniscono. La netiquette però ci ricorda che non possiamo taggare i nostri contatti ogni volta che parliamo del nostro libro , per ogni promozione, infilarli d’ufficio in gruppi creati da noi. A voi piace ricevere tutti quegli inviti non richiesti o ricevere notifiche di commenti che non vi riguardano affatto? Magari è vero che abbiamo scritto un capolavoro, ma così portiamo i nostri amici a odiarlo e odiarci. Ancora peggio: chiedere l’amicizia a perfetti sconosciuti e mollare subito la richiesta di like o di profili da seguire. No ai messaggi privati per estorcere l’acquisto del proprio libro.

3 – grammatica e ortografia

Lo so. Digiti dal cellulare e hai il t9 che scrive cacca per cappa. Ma se ci vogliamo presentare come scrittori, non possiamo permetterci cadute gravi su grammatica e ortografia. Il nostro profilo sarà il nostro biglietto da visita: gli altri utenti, specie se orbitiamo in mondi di autori, editori e addetti al mestiere noteranno subito l’errore. Un refuso si riconosce. Attenti a “pò”, ho senza H… ma anche alla costruzione delle frasi. Se non sappiamo scrivere un post di due righe, come abbiamo fatto a scrivere un romanzo leggibile? Meglio un post in meno che una figuraccia in più.

4 – attenzione al lettore

Sempre per il concetto “siamo scrittori”, la nostra netiquette ci impone di non farci fraintendere. Dobbiamo essere in grado di scrivere post e risposte educate e non fraintendibili. Si può obiettare che, scrivendo, non si può mostrare il tono scherzoso o ironico.

No, se siamo scrittori è il nostro lavoro far capire le sfumature di un testo.

Abbiamo, nei social, un’arma fenomenale, le emoticon. Non sono un orpello per i ragazzini, come qualcuno pensa: sono nate per dare ai messaggi la giusta interpretazione. Perciò, se scherziamo, usiamole. Se vogliamo sdrammatizzare un messaggio, usiamole. E se vogliamo chiudere una discussione che diventa sgradevole, giochiamo con testi e immagini.

4 –  No allo spam

Evitiamo di spammare, limitandoci a spazi dedicati. Ai nostri contatti non piace, come non piace a noi, trovare ogni giorno decine di messaggi privati in cui qualcuno consiglia i propri libri. Possiamo scrivere privatamente ai nostri amici più cari, se il nostro libro è appena uscito, ma non possiamo permetterci di farlo con tutti i nostri contatti, di cui, in buona parte, non sappiamo quasi nulla. Se i nostri contenuti sono interessanti, i social premiano mostrando a più persone ciò che scriviamo: gli algoritmi sono sempre in movimento, quindi bisogna studiare un po’ quali post/testi/immagini sono più visti e/o condivisi.

5 – la classe non è acqua

Se siamo giovanissimi e abituati alle abbreviazioni, pensiamo che in rete non tutti hanno la nostra età… dobbiamo adeguarci. Uno scrittore non scrive una serie di consonanti e di K. Usa correttamente la punteggiatura. Impara a usare la modifica dei messaggi se tende a inviare troppo in fretta.

Chi scrive non può basare la sua vita social su ROTFL, LOL, OK. Ke, xche. Altrimenti mi aspetto di avere davanti una persona incapace di adattarsi al registro delle conversazioni. Per questo, ci raccomanda la netiquette, vale sempre la pena di aspettare un po’ a postare nei gruppi. Magari i tuoi amici scrivono tutti così e con loro puoi continuare, ma se lo fai nel gruppo “amici dei cruscanti”… uhm… 

6 – il caps lock NO

Come da titolo: il caps lock NO.

SE SCRIVO UN MESSAGGIO COSÌ, LO STO URLANDO.

A MOLTA GENTE QUESTO INFASTIDISCE, QUALCUNO SI OFFENDE, ALTRI RISPONDONO COME SE FOSSERO STATI INSULTATI.

Assolutamente da evitare, regola della netiquette strana ma ferrea.

7 – Accidenti agli accenti!

Forse non ci crederete, ma c’è chi guarda a come mettete gli accenti nei messaggi. Nei programmi di videoscrittura, lo sappiamo, la maggior parte si corregge in automatico, e noi non dobbiamo fare nulla.

Ma nel web non succede.

Spesso anch’io lascio correre un perchè o un poichè, ma già mi è pure capitato di ricevere mail in cui utenti premurosi mi segnalavano i refusi in un post post. Ebbene, purtroppo bisogna fare i conti anche con questo disagio, gli accenti giusti dobbiamo metterli noi da tastiera.

Il dramma vero arriva a inizio frase.

Come la scrivo la maiuscola accentata? Posso scrivere E’? Insomma, almeno faccio capire il mio intento… già è tanto aver messo la maiuscola a inizio frase! Sappiatelo: ci sono molti che ci fanno caso, per qualcuno è proprio una questione primaria.

Se abbiamo intenzione di fare le cose per bene, possiamo scrivere una splendida È. basta usare combinazioni di tasti provate a premere Alt e digitare 0200. Un elenco completo lo trovate qui. E farete un figurone.

8 – Non essere ubiquitari

Voi siete scrittori e dovete promuovere i vostri libri. La maggioranza dei vostri contatti fa la stessa cosa. Eccovi dunque tutti in massa negli stessi cinquanta gruppi, a cui cambia il titolo ma non la sostanza. Pensateci, quando ripetete lo stesso post identico in tutti e cinquanta. Che succede alla vostra bacheca quando lo fanno gli altri? 😉

9 – Leggete la netiquette!

La vera netiquette non è questa: qui ho raccolto solo qualche consiglio bastato sulla netiquette, perciò conviene dare un’occhiata a siti (va bene anche il link a wikipedia che ho messo all’inizio) che la riportano per intero.

Rimane la regola per tutti: divertiamoci, senza esagerare; esprimiamoci con rispetto, non prendiamoci troppo sul serio (evitiamo liti nei gruppi per poi abbandonarli, offesi) e non fingiamo di essere quello che non siamo. Mettersi i panni del grande autore incompreso (o di successo mondiale) non ci rende simpatici, non aumenta le vendite, non ci procura amici. Essere se stessi e condire la vita con un pizzico di umiltà non fa male, nella vita e nei social. Notate che i grandi scrittori, quelli veri, fanno così.

10 – gentilezza

Se qualcuno fa uno degli errori sopracitati, siamo gentili. Non tutti conoscono la netiquette. Magari l’utente ha davvero un T9 pazzerello impostato su lingua svedese. Magari ha 40 di febbre. Abbiamo pazienza, se siamo in confidenza possiamo anche far notare errori o atteggiamenti equivoci, ma non aggrediamo altri utenti. Il refuso è dietro l’angolo della nostra tastiera (o magari sta nei nostri libri e non lo sappiamo!!)

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La scrittura creativa ha bisogno di regole, se è creativa?

La scrittura creativa e le sue regole: perché bisogna accettare regole per la scrittura più libera che c’è!

Oggi molti scrivono. Sarà una moda, o forse un bisogno di comunicare e di comunicarsi sempre più diffuso (non siamo tutti social, forse? E non siamo lì alla disperata ricerca di qualcuno a cui importi di noi e di ciò che abbiamo da dire?). Ma scrivere non è facile come sembra.

Tante volte ho sentito persone dichiarare di stare scrivendo un romanzo, per poi ammettere di aver messo insieme, si e no, quattro pagine e di non saper procedere.

Perché accade questo? È così difficile dedicarsi alla scrittura?

Ma poi, ci sono molte domande che ci si impongono quando arriva l’idea di scrivere.

Come impostare un romanzo? Quali sono i primi passi da compiere quando ci viene in mente una storia da raccontare? Sarà un racconto o un romanzo? Quale ordine seguire nello scrivere un testo?

In realtà, lo abbiamo visto anche a scuola, alcune regole per la scrittura ci sono. La grammatica, la sintassi, per esempio: dobbiamo conoscerle bene.

Bisogna avere un’ottima conoscenza della lingua in cui si scrive.

Questa, è l’unica vera regola che va seguita. Il resto, si potrebbe dire, è tecnica, è pratica, è stile. Ma usare male la punteggiatura non può essere confuso con lo stile, così come fare strafalcioni grammaticali non è licenza poetica (specie se scriviamo prosa!). Un cattivo uso dei periodi ci renderà illeggibili. Perciò, per citare autori molto più importanti di me, almeno l’itagliano, sallo!

Un’altra regola che ogni aspirante scrittore dovrebbe seguire non dovrebbe nemmeno essere ricordata, ma bisogna farlo. Bisogna leggere molto.

Chi scrive deve avere amore per la lettura.

Non è detto che abbia una cultura stratosferica dei classici, che citi gli autori russi e faccia colazione coi sonetti di Shakespeare, ma chi si occupa di scrittura deve amare i libri.

Ho sentito, una volta, un aspirante scrittore che asseriva di non leggere perchè non voleva essere influenzato dagli altri autori. Non c’è nulla di più sbagliato: sono convinta che sia dovere di chi scrive lasciarsi influenzare da altri, specie se scrivono meglio di lui.

Una lettura critica e ragionata (critica non nel senso che dobbiamo trovare le pecche dello stile altrui, ma che  dobbiamo imparare a smontare i testi e scoprirne i segreti) ci porta a migliorare ciò che scriviamo noi. E magari a scoprire che la nostra idea così originale l’hanno già avuta in cento (e ne hanno tratto altrettanti capolavori).

La lettura ragionata assomiglia, ahimè, a quella che ci facevano fare a scuola con le schede di valutazione. Ma ci fa bene ricordare come si faceva allora, anche perché quelli sono i parametri che anche noi dobbiamo seguire per scrivere un buon testo.

Il gusto personale non è in discussione: un libro può piacere o non piacere.

E adesso, ecco che tocca a noi. Che cosa ci piace di un libro? Che cosa avremmo cambiato o fatto diversamente? Da qui, possiamo arrivare al passo successivo: scriviamo ciò che ci piacerebbe leggere. Dobbiamo scriverlo come ci piacerebbe leggerlo. 

Questa è una delle poche cose a cui cerco di attenermi sempre, è ciò per cui mi sforzo quando scrivo.

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Utilities di scrittura creativa

Nel vecchio blog avevo messo insieme alcune utilities di scrittura che oggi riprendo, non per aggiungere un manuale di scrittura ai mille che già esistono (e che sicuramente sono più professionali di quello che potrei fare io, che professionista non sono), ma per condividere la mia piccola esperienza con chi è alle prime armi e magari desidera qualche dritta facile, senza pretese, per cimentarsi con la scrittura vincendo alcuni dubbi che ci assillano quando prendiamo in mano la penna.

Premetto: leggere manuali di scrittura, partecipare a corsi di scrittura creativa, a workshop, seguire tutorial ed esercizi può essere utilissimo.

Io mi sono fermata a qualche manuale: sono un po’ anarchica, nella scrittura, e non sono mai stata quella che si attiene alla scaletta dei temi. Quando mi hanno obbligata a farla, ho scritto emerite idiozie. I manuali sono buoni ma non sono un vangelo.

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Quali regole per la scrittura creativa?

Quindi, la prima regola nella scrittura, secondo me, è che non esistono regole uguali per tutti. Con qualche consiglio ci si ritrova, con altri no. L’importante è sempre tenere la mente aperta, valutare le idee altrui e vedere se qualcosa può esserci utile.

In uno dei manuali che ho letto, l’autore suggeriva una disciplina ferrea: secondo lui l’ideale sarebbe scrivere, tutti i giorni, una cartella (lo sai che cos’è? Se non lo sai poi lo dico!). Ma guai a scrivere troppo! Poi cala la concentrazione e si fanno schifezze.

Non lo so se sia vero o no, giusto o no. Per me no, ma di certo per qualcun altro questo consiglio potrebbe essere un’ancora di salvezza.

Io, purtroppo, non posso, con la mia family e la mia anarchia latente, scrivere con ritmi simili. Quando scrivevo di notte, perché non dormivo, arrivavo a superare le dieci cartelle (poi ti dico, tranqui!) al giorno. E non erano sempre da buttare. A volte ho scritto di meno e peggio.

Perciò, se un autore tende a essere ordinato e regolare, magari questo consiglio è ottimo, ma se l’aspirante scrittore è un genio ribelle, magari non funziona. Sta a te guardarti dentro e vedere se ti corrisponde. O provarlo lo stesso anche se non ti convince.
Può essere utile per qualcuno farsi scalette, appunti, schemi. Per altri potrebbe risultare un dramma. Si può provare.

Tutto, può essere provato, e magari si scopre che una tecnica è davvero meglio della nostra. L’importante è che non ci prendiamo mai troppo sul serio, diventando monolitici nelle nostre posizioni.

Sì.

Se sei uno scrittore tenderai a farlo, assolutizzando quello che scrivi e come lo fai. Non si scappa. Ti stai già arrabbiando leggendo queste parole!

E io mi sono offesa sapendo che già stai pensando “ma chi è questa per darmi consigli?”.

Ecco: prendi queste utilities per ciò che sono, appunti su ciò che mi ha aiutata a scrivere in questi anni e che ancora mi aiuta. Molte sono cose che sto scoprendo adesso, altre arrivano dai tempi della scuola, alcune sono apprese sul campo, altre arrivano da buoni consigli che ho a mia volta ricevuto. E magari dai manuali che ho, a mia volta, letto.

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Dall’idea al foglio: il passo prima della scrittura creativa

Il primo passo per scrivere è molto banale: avere voglia di farlo.

Bisogna avere un’idea.
Non pensiamo subito che diventerà un romanzo di successo letto da milioni di persone in tutte le lingue del mondo.

Magari ne uscirà un racconto di una paginetta e sarà bello così, o forse abbiamo per le mani davvero un best seller, ma dall’averlo al farlo pubblicare in stile Castle c’è di mezzo il mondo, specie se scrivi in italiano.

Perciò, facciamo sempre piccoli passi, in modo da non deprimerci se non raggiungiamo subito l’obbiettivo prefisso.

La cartella standard

E qui, finalmente, ti dico che cos’è la cartella. La cartella standard è l’unità di misura degli scrittori. È  un termine ereditato dall’epoca delle macchine da scrivere, che su un foglio permettevano di battere circa 1800-2000 caratteri spazi inclusi.

Ognuno è libero di scrivere come vuole, grande o piccolo, a mano o coi programmi di videoscrittura, ma per definire la quantità di testo scritto occorre questo semplice standard, altrimenti si genererebbe una confusione incredibile.

Non è necessario impostare le pagine per avere 2000 battute a foglio: per sapere quante pagine abbiamo scritto è sufficiente usare il conteggio parole (ce l’hanno tutti i programmi di scrittura) e dividere il numero di battute – spazi inclusi – per 2000. E otteniamo il numero di cartelle che abbiamo prodotto.

E per oggi mi fermo qui.

Se ti va di fare questo breve viaggio con me, vedremo come si può passare dall’idea che abbiamo in mente a un testo.

Leggi anche: Scrittura 2.0 – content writing webinar

Trama, fabula e intreccio nella scrittura creativa

Racconto o romanzo?

Trama, fabula e intreccio nella scrittura creativa – Quando si comincia a scrivere, il primo ostacolo che ci si trova ad affrontare è la scrittura stessa.

Abbiamo nella mente un’idea che ci sembra buona, anzi, di solito ci pare di aver ideato la storia del secolo, una trama da cui si potrebbe trarre un film da oscar. Poi si comincia a scrivere all’impazzata e si ottengono due pagine di testo.

E la cosa finisce lì.

Questo è l’approccio più sbagliato alla scrittura, che come dicevo nel precedente articolo richiede (o forse no) un po’ di disciplina.

Il mio consiglio, per chi è alle prime armi e ama scrivere, è di non partire in quarta con l’idea di scrivere un romanzo alla Via col Vento.

Credo (almeno questa è stata la mia esperienza) che iniziare per gradi, dedicando attenzione e tempo a qualche opera breve prima di cimentarsi con scritti più estesi, sia un ottimo esercizio. Gestire una trama breve è il primo passo per avere pieno controllo su una trama più corposa.
Non bisogna sottovalutare la difficoltà di un racconto breve, che richiede una buona dose di abilità per essere appetibile per un lettore: bisogna saper dosare i vari ingredienti, non tirare troppo per le lunghe le descrizioni, non dare troppo per scontato, tenere alta l’attenzione del lettore. E stupirlo, con un finale ben fatto.

Trama, fabula e intreccio nella scrittura creativa

Imparare a lavorare sui racconti insegna anche a calibrare meglio le forze anche quando ci si cimenta coi romanzi.

Le regole di scrittura valgono, in buona sostanza, sia per le opere brevi che per quelle lunghe, ma esercitarsi su quelle brevi ci dà la possibilità di vedere il nostro prodotto finito prima, e di essere facilitati nel compito di analizzare la nostra opera. In sostanza, facciamo prima a scriverlo, facciamo prima a studiarne i punti deboli e i punti forti e a migliorarlo. O a raddrizzare il tiro nello scritto successivo.

Partire con l’idea di scrivere un romanzo, senza avere mai preso in mano una penna, rischia di farci andare incontro a una delusione: dopo qualche capitolo, di solito, diventa difficile procedere, specie se si parte di getto, senza aver costruito un piano di lavoro solido su cui appoggiarsi.

La Trama: Fabula e intreccio

Per prima cosa, partiamo dalla storia che vogliamo raccontare.

Sappiamo che cosa vogliamo raccontare e dobbiamo scegliere le modalità per farlo.

Il primo discriminante che di solito si decide è come muoversi fra fabula e intreccio.

La fabula è la nostra storia allo stato puro, in ordine cronologico o in ordine di causa – effetto.

L’intreccio è la modalità che scegliamo per raccontare i fatti. Possiamo scegliere se avvalerci, cioè, di prolessi e analessi.

La prolessi è  il flashforward o anticipazione, con cui si anticipano avvenimenti futuri. La troviamo, per esempio, in un romanzo che comincia dalla morte del protagonista. In termini di fabula, l’inizio e la fine in questo caso arrivano a coincidere.

La analessi, molto più frequente, è detta anche  flashback o retrospezione: si trova quando per esempio un personaggio racconta il suo passato o l’autore torna indietro e narra fatti passati per spiegare, ad esempio, il comportamento del protagonista.

Fare uso di queste modalità di narrazione rende la lettura gradevole, perchè crea aspettativa nel lettore.

Fondamentale, però, è sempre partire da una fabula ben chiara. Non si può avere in mente una  scena soltanto e decidere di procedere di getto in base a quella.

Dunque il primo fondamentale passo è avere ben chiara la propria storia. Scritta sotto forma di sinossi o sotto forma di scaletta, fatta solo di appunti sparsi e ordinati nella mente o sotto forma di meraviglioso filmato nella nostra testa, dobbiamo sapere almeno i dati fondamentali del nostro testo:

La trama: Come comincia la storia?

Qual è la situazione iniziale?

La situazione iniziale è la situazione di stasi nella quale incontriamo i protagonisti all’inizio della fabula. È ciò che introduce i lettori nella storia, che li accompagna nella vicenda permettendo loro di comprendere i passi e gli avvenimento successivi. Può essere presentata all’inizio della storia, in un prologo, oppure, nel caso di prolessi, essere preceduta da fatti successivi in ordine cronologico.

La situazione iniziale può essere portata avanti per un tempo più o meno lungo, a seconda di quanto sia necessario all’autore introdurre la sua storia.

Chi sono i protagonisti e i personaggi?  Perché compiono determinate scelte?

In questa prima fase, si presentano di solito i protagonisti e i personaggi. L’autore deve conoscerli bene, deve sapere non solo quello che fanno e che faranno, ma deve avere preparato un background per ciascuno, per giustificare le loro scelte e le loro azioni.

Trama, fabula e intreccio nella scrittura creativa

Come si rompe l’equilibrio?

La rottura dell’equilibrio, o complicazione, è il punto focale della storia. È ciò che permette a tutta la trama di svilupparsi. Può essere una piccola cosa, come un impedimento a compiere una determinata azione, che trascina a cascata il resto della storia, oppure un problema macroscopico che genera una completa rottura dell’equilibrio.

Il resto della narrazione servirà a porre rimedio, oppure a reagire a questa rottura. Qui parte il vero corpus della narrazione, che contiene tutte le peripezie, gli imprevisti, le vicende che vogliamo raccontare. In cui possiamo giocare con la nostra creatività.

Come si arriva al finale?

L’azione trasformatrice è il punto di svolta che permette di vedere il sole dietro alle nuvole, la situazione che permette di fare la “volata finale” verso il proscioglimento.

Il proscioglimento è invece, il clou dell’azione, il momento in cui si arriva alla conclusione delle peripezie. Può essere la risoluzione dei problemi (rimozione dell’ostacolo) oppure il fallimento delle azioni dei protagonisti.

Dopo il proscioglimento può esserci un epilogo, in cui si mostra ciò che accade dopo la fine delle peripezie.

Varie tipologie di intrecci

L’intreccio può dunque presentare questi punti (abbastanza fissi in fiabe, racconti e romanzi) con diverse modalità espositive:

intreccio di risoluzione: l’azione trasformatrice conclude una crisi concreta (un incontro, un matrimonio…);

intreccio di rivelazione: i personaggi compiono un processo di rivelazione, accrescendo le loro conoscenze o la loro coscienza.

intreccio unificato:  in cui la trama si sviluppa su episodi susseguenti e collegati strettamente;

intreccio episodico:  i singoli episodi presentano legami deboli l’uno con l’altro pur portando avanti un’unico corpus narrativo.

Dunque, prima di partire con la narrazione, bisogna sapere come si intendono gestire questi punti e in che modo ci si muoverà all’interno dell’intreccio.

Le scelte, in questo senso, sono sempre personali. L’importante è non dimenticare mai che ogni storia che viene aperta, ogni micro racconto contenuto all’interno del macro racconto, va sempre chiusa. Se si decide di lasciare in sospeso qualche filone secondario aperto, sarò necessario che il lettore riesca a capire il nostro intento e non avverta l’interruzione come una nostra dimenticanza.

 

Prossimamente… parleremo dell’autore. Dove lo mettiamo?