Il libertino di Hidden Brook

Il libertino di Hidden Brook

Il libertino di Hidden Brook è  un romance storico ambientato in epoca regency.

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Il libertino di Hidden Brook – La trama

Inghilterra, 1805

Come sarà fatto un libertino? Un “vero” libertino? È questo che Victoria si domanda, dopo anni di letture proibite in collegio, quando scopre che, insieme a lei, nell’avita dimora dei Killmore, è ospite Jared Lennox, fratello di suo cognato e famigerato libertino londinese.

Ferito in un duello, il giovane è praticamente segregato nelle sue stanze… che male ci potrebbe essere nel raggiungerlo di nascosto, giusto per dargli una sbirciatina?

Quella che doveva essere una piccola bravata senza conseguenze è solo l’inizio di una serie di equivoci e malintesi che sembra condurre la coppia, passo dopo passo, verso un inesorabile altare.

Ma sarà poi così sgradevole, per i due, l’idea di un matrimonio riparatore?

Sotto lo sguardo vigile della formidabile zia Erinni, determinata a separare ciò che Dio non ha ancora unito, se da lei ritenuto inadeguato, fra passioni, tradimenti e intrighi, quello di Victoria e Jared sarà un percorso verso la reciproca conoscenza, ma soprattutto verso una crescente consapevolezza di sé.

Un racconto d’altri tempi. Una storia d’amore fuori dal tempo.

Una zia che tutti vorrebbero avere.

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Il libertino di Hidden Brook – un capitolo

Se c’era una coppia che poteva incarnare tutte le migliori e più nobili qualità umane, questa era formata da Lord e Lady Killmore.

Non vi erano in Inghilterra sposi più affiatati, più felici, più eleganti e signorili di loro: ricchi abbastanza da non avere preoccupazioni di sorta, ma non troppo da infastidire le loro affezionate amicizie; belli d’una bellezza raffinata ma non esagerata.

Soprattutto potevano vantare, accanto ai titoli nobiliari di cui non avevano poi grande merito, tutte quelle caratteristiche di decoro e contegno che li rendevano stimati e apprezzati nelle loro cerchie e oltre.

Se un difetto, però, si poteva riscontrare in loro, era costituito dai rispettivi fratelli.

Il fratello minore di Lord Killmore, infatti, era fra i più noti libertini che frequentavano l’alta società londinese e salvava la propria rispettabilità solo grazie all’ingente patrimonio, che era riuscito a far fruttare al di là di ogni rosea aspettativa e nonostante l’ancor giovane età.

Jared era uno degli scapoli più temuti dalle madri di fanciulle, perché univa al proprio aspetto avvenente una buona dose di fascino, che sapeva utilizzare per i propri scopi malvagi con una abilità quasi diabolica.

Molte giovani donne cadevano nella sua rete anche perché, oltre al fascino naturale di cui era dotato, le sue proprietà non erano meno ricche di attrattive: difficile ignorare che la donna capace di conquistare lui avrebbe conquistato anche case, terreni e possedimenti. Tante provavano, tutte fallivano. Quelle più fortunate salvavano almeno la reputazione.

A Londra, fra le madri più moderne, Jared aveva ottenuto il sussurrato soprannome di “demonio”. Fra quelle più tradizionaliste non veniva neppure nominato, nel terrore che anche solo parlando di lui le giovani debuttanti potessero fare una brutta fine.

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Più che demoniaco, il temibile fratello di Lord Killmore vantava un aspetto angelico, ed era questo a procurargli tanta fortuna presso il gentil sesso: il suo viso era delineato da tratti fini, ma non privo di quelle asperità che lo rendevano mascolino; i capelli, d’un castano chiaro, un poco lunghi e naturalmente mossi, gli conferivano l’aria di un ragazzino che ha appena combinato una marachella. Il fisico asciutto, forse anche troppo magro per l’altezza, era mantenuto elastico e scattante dalle numerose ore che Jared trascorreva a cavallo e nella sala di scherma del suo club, e valorizzato dalle giacche aderenti all’ultima moda.

Ma ciò che gli dava la vittoria definitiva sul cuore delle giovinette era lo sguardo, adombrato quel tanto che basta da folte sopracciglia ben disegnate, illuminato dal grigio azzurro delle pupille e reso intrigante da un’espressione che si poteva definire enigmatica, ma che in realtà era, per lo più, scontenta.

Questo bel pezzo di gioventù veleggiava fra Londra, dove trascorreva la maggior parte dell’anno, e la splendida tenuta di Hidden Brook, nel Surrey: solo raramente però le sue strade si incrociavano con quelle del fratello maggiore, Lord Killmore appunto, che aveva ereditato titoli e, a giudizio di Jared, anche tutta la noiosità della famiglia.

Capitava che in città si incrociassero per qualche evento mondano, ma di solito i due si soffermavano insieme giusto quanto bastava per essere cortesi: troppo diversi erano i loro interessi e le amicizie per scambiarsi più di un doveroso saluto.

Da parte sua, Lady Killmore aveva un altrettanto grave difetto dotato di gambe e braccia, nella persona della secondogenita delle sue sorelle. Questa pessima creatura si chiamava Victoria e aveva costituito, fin dall’infanzia, una spina nel fianco della famiglia a causa della sua vivacità incontenibile. I genitori, impotenti di fronte alla sua intemperanza, erano stati costretti a spedirla in collegio per cercare di farle avere quell’educazione che essi non erano in grado di impartirle e, soprattutto, per avere un po’ di sollievo dalle sue marachelle. Victoria, però, aveva rischiato più volte di essere cacciata anche dalla scuola, a causa del proprio temperamento e delle bravate che ideava per il divertimento delle compagne.

La famiglia nutriva un serio terrore al pensiero che di lì a breve, questo concentrato di bizzarria si sarebbe riversato fra le mura domestiche, terminati gli studi.

Tutto, in lei, gridava all’esagerazione: le sorelle avevano gli occhi d’un quieto azzurro, lei verde muschio; tutte possedevano una chioma dalla tinta che ricordava il miele, lei focosi capelli rossi ereditati per sbaglio dalla nonna irlandese. Purtroppo, la sua personalità era prorompente quanto il suo aspetto.

Detto questo, non ci sono dubbi nell’affermare che il peggior incubo di Lord e Lady Killmore si avverò quando ricevettero, a breve distanza l’una dall’altra, le missive che annunciavano l’arrivo nella serena dimora avita di due ospiti non invitati e non attesi. Quegli ospiti.

La prima lettera arrivò a Lady Killmore e si trattava di una disperata richiesta di aiuto, che in realtà terminava con una comunicazione stringata: «perciò, l’unica soluzione è che tua sorella Victoria venga a stare per un po’ da te, sperando che il tuo esempio le sia di sprone a migliorare. Saluti affettuosi, ecc. Tua madre».

Il resto del testo era facilmente riassumibile: a un passo dalla fine degli studi, Victoria aveva architettato un magnifico scherzo ai danni della direttrice della scuola, guadagnandosi l’espulsione. La madre, temendo che la giovane portasse con sé scompiglio e influenzasse negativamente le sorelle minori, si rifiutava di riaccoglierla: la reietta sarebbe stata spedita, come un pacco, diritta a Killmore Court senza passare per la casa paterna.

La seconda lettera, assai più preoccupante, era arrivata a Lord Killmore da Londra, da parte dell’attendente di Jared, che avvertiva dell’arrivo imminente del giovane in seguito a una scaramuccia che lo aveva visto protagonista. Ferito in duello e per questo incapace di scrivere personalmente la lettera, Jared necessitava di allontanarsi per un periodo dai luoghi dove poteva essere trovato e, visti i rapporti fra i due fratelli, casa sua era il posto migliore dove recuperare salute e tranquillità.

Per quanto marito e moglie fossero molto innamorati, quando Lord Killmore riferì alla consorte dell’imminente arrivo di Jared, ci fu tra loro un momento di grande tensione.

A breve Victoria sarebbe arrivata per restare, come poteva Lord Killmore accettare fra quelle stesse mura quello scapestrato di suo fratello? Come poteva non rendersi conto del pericolo a cui avrebbe sottoposto l’ingenua fanciulla?

Da parte sua, Lord Killmore non era per nulla entusiasta al pensiero d’avere in casa quella calamità di cognata che si ritrovava: perché non se la ripigliavano coloro che l’avevano messa al mondo? Per quanto neppure l’arrivo del fratello non gli fosse particolarmente gradito, c’era da ricordare che Jared godeva di pari diritto a essere ospitato, forse ancora maggiore, dato che, in mancanza di figli loro, costituiva per il momento l’erede di titolo e casa.

Per quasi un’ora i Killmore avevano discusso, lei si era imbronciata, lui irritato. Poi, essendo entrambi di carattere accomodante, fecero pace promettendosi sostegno reciproco nei duri giorni che avrebbero dovuto affrontare a causa dei parenti. E tutto fu rimandato al momento degli arrivi.

Il libertino di Hidden Brook – due parole 🙂

La vita è una cosa troppo importante per parlarne con serietà. È la citazione di Oscar Wilde che apre il romanzo Il libertino di Hidden Brook, ed è un po’ una dichiarazione d’intenti: non un romanzo serio e impegnativo, ma una storia fatta di levità, nel quale seguire i protagonisti in un percorso di crescita, di maturazione, di consapevolezza di sé.

Le suggestive atmosfere Regency che fanno da sottofondo alle vicende narrate riportano a un mondo dorato, apparentemente immutabile, dominato da regole sociali, nel quale i personaggi si muovono, alla ricerca del proprio ruolo e della propria dimensione.

Ma soprattutto, Il libertino di Hidden Brook è una storia d’amore, di equivoci, di intrighi, di passioni, una commedia rosa, nella quale ho voluto giocare coi personaggi, soprattutto quelli minori, che hanno deciso di prendersi, con un certo umorismo, il loro spazio.

 

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La dama in grigio

Romanzi Regency

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Joanne per sfuggire a uno sgradito pretendente si trova costretta a trovare un marito migliore in breve tempo.

Amore e fantasmi nella Cornovaglia del 1800.

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 il libertino di Hidden Brook antonia romagnoliIl libertino di Hidden Brook

Jared e Victoria, per strani casi del destino, si ritrovano fidanzati. Lui, con la sua pessima fama di libertino, lei con il marchio di pecora nera della famiglia: una coppia improbabile e apparentemente destinata al fallimento.

Un romanzo di crescita, lieve come una piuma e dalle atmosfere del Regency più classico.

 

Il genere regency appartiene alla categoria dei romanzi rosa storici. Si tratta di romanzi ambientati nelle poca della Reggenza inglese (1800-1830), con caratteristiche comuni e ben definite. Capostipiti di questo genere sono i romanzi di Jane Austen, sebbene non possano essere considerati “rosa”: le tematiche trattate riguardano sempre la figura della donna nella società inglese di primo Ottocento, o più in generale la stessa società nel periodo di transizione dall’epoca settecentesca a quella vittoriana.

Il periodo della Reggenza, molto florido dal punto di vista culturale, è  divenuto il teatro di tanti romanzi grazie al successo senza tempo dei romanzi austeniani, in particolare “Orgoglio e pregiudizio”.

Molte autrici si sono cimentate in romanzi ambientati in epoca regency, in particolare sono noti quelli di Georgette Heyer.

Antonia Romagnoli si occupa di letteratura Regency e Vittoriana, scrivendo sul blog Il salotto di Miss Darcy articoli su varie tematiche legate all’Ottocento inglese. Fra gli argomenti trattati:  l’abbigliamento in epoca reggenza e vittoriano, le tradizioni su fidanzamento e matrimonio nell’Inghilterra Ottocentesca.

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La magica terra di Slupp è un fantasy umoristico nato per gioco, prendendo ispirazione per la creazione dei protagonisti da persone reali, autori, disegnatori e amanti del genere fantastico che formavano all’epoca una piccola associazione culturale.

Il romanzi evidenzia e analizza tutti i cliché del fantasy, attraverso la parodia, e mette in risalto il rapporto fra autore e testo: un gioco delle parti in cui realtà e fantasia, umorismo ed elementi fantastici si fondono, per creare un metatesto adatto anche alle analisi sui testi nella scuola media.

La magia della scrittura non è mai stata così divertente.

La Dama in Grigio

La Dama in Grigio

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La dama in grigio – sinossi

Inghilterra, 1807

Dopo aver rifiutato uno sgradito pretendente, Joanne viene spedita dal padre a casa di una zia, nella speranza che l’esilio la convinca ad accettare la proposta.

A Trerice, però, Joanne trova alleati imprevisti: per prima la zia, e in seguito il padrone della tenuta in cui la donna vive. Sir Russel, infatti, è legato al fratello di lei da un antico debito d’amicizia e, in combutta con quest’ultimo, raccoglie nell’antica dimora di famiglia un gruppo di importanti ospiti: la scusa è quella di un’esperienza sensazionale in una villa infestata da noti fantasmi, l’obiettivo è quello di permettere a Joanne di trovare in fretta un miglior fidanzato e sfuggire alle trame del padre e del suo anziano socio.

Quello che inizia come un tranquillo soggiorno, però, diventa piuttosto movimentato: Trerice Manor, infatti, sembra aver scelto la giovane donna come fulcro delle proprie manifestazioni soprannaturali.

Joanne dovrà destreggiarsi, nella sua caccia al marito, tra i fenomeni misteriosi della casa, i propri scabrosi segreti e la crescente attrazione che prova per sir Russel, scostante e attraente gentiluomo, determinato a restare celibe per tutta la vita.

Dettagli “La dama in grigio”

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Nota dell’autrice

L’ambientazione di questo romanzo è un luogo reale, Trerice Manor, una antica villa in stile Tudor che si trova nei pressi di Newquay, in Cornovaglia.

Trerice Manor fu edificato da John Arundell V, nella prima metà del 1500, su in preesistente edificio medievale appartenente alla famiglia.

La casa appartenne agli Arundell per circa due secoli, poi passò agli Acland, che tuttavia non la abitarono. Trerice finì, in poche generazioni, in condizioni di disarmo, e il ventesimo secolo la vide quasi cadere in rovina, fino all’acquisto da parte del National Trust, nel 1953: numerosi restauri sia interni che esterni l’hanno riportata agli antichi fasti.

Oggi Trerice Manor è un’attrazione turistica, grazie anche alla fama degli splendidi giardini e del frutteto storico.

Numerose iniziative, durante l’anno, vengono poi organizzate fra le mura dell’antica abitazione, da mostre a laboratori per tutte le età.Sono stati tanti i motivi che mi hanno portata a scegliere Trerice, fra cui, lo ammetto, la strana coincidenza per cui alcuni dei suoi proprietari avevano nomi legati al mondo austeniano.

A parte questa peculiarità, di notevole interesse sono state per me le storie di fantasmi legate a questi luoghi così ricchi di fascino. La dama in grigio di cui parlo è in effetti lo spettro più famoso di Trerice, e, esattamente come racconta sir Russel, si ritiene sia il fantasma di una giovane serva sedotta da uno dei primi proprietari: pare che la fanciulla, rimasta incinta e abbandonata a se stessa, si sia tolta la vita fra le mura del palazzo e ancora appaia sotto forma di una evanescente figura.

La dama grigia è apparsa a diversi ospiti e la sua presenza è legata a una diminuzione della temperatura e all’improvviso profumo di lillà che dilaga per la casa. In particolare, si dice che sia la biblioteca il luogo dove maggiormente si manifestano fenomeni soprannaturali.

Le storie che riguardano la casa sono tante, tutte estremamente suggestive.A queste tradizioni ho aggiunto elementi di fantasia, divertendomi a unire verità, leggenda e immaginazione.I personaggi e le situazioni che ho descritto sono, ovviamente, pura invenzione. Riferimenti a fatti o persone reali sono da considerarsi coincidenze.

Nell’epoca in cui la mia storia si svolge, i primi anni del 1800, Trerice Manor appartenne in realtà a Sir Thomas Acland, decimo baronetto di Killerton, che fu, fra tutti gli Acland, uno dei più attivi nell’apportare migliorie alla casa: forse l’ultimo Acland a occuparsi di Trerice e a eleggerla, almeno per alcuni periodi, come sua dimora. Egli la utilizzava principalmente per ricevere gli ospiti… forse, chissà, anche per la caccia ai fantasmi, che a partire da quei primi anni dell’Ottocento cominciava a trovare cultori nella società inglese.

Per correttezza, però, bisogna ricordare che l’interesse maggiore verso i fenomeni soprannaturali si ebbe dopo la metà del secolo, periodo in cui si diffuse anche la corrente filosofica spiritista, portata avanti da Allan Kardec, e non in epoca regency, alla quale fa riferimento il mio romanzo.

trerice manor ghost

Tutte le segnalazioni

Questa pagina vuole essere di ringraziamento a tutti i blogger che hanno dato spazio ai miei romanzi attraverso presentazioni, interviste, iniziative.

Un sentito e commosso ringraziamento a tutti voi che mi state aiutando e sostenendo nella difficile impresa di far conoscere le mie opere.

I blog, le segnalazioni

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La strega Ignazia

La strega Ignazia

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Una fiaba terrrrrificante!!!

La strega Ignazia ha paura dei bambini… lo sapete che cosa fanno alle streghe?

Ma ecco l’idea geniale: si libererà di loro con una perfida pozione!

Se cercate una divertente storia da raccontare ai più piccoli per Halloween, senza far paura ma per fare insieme tante risate, ecco che arriva La strega Ignazia, brutta e cattiva quanto basta per la festa più spaventosa dell’anno… ma che, forse, così cattiva non è.

Una storia da scaricare gratuitamente, adatta anche per essere letta in classe per parlare insieme di pregiudizi e paura del diverso, senza dimenticare che con un po’ di magia tutto diventa più divertente.

La copertina è disegnata da Elena Saliani

Niente paura: è solo una fiaba!

Dai tre anni in su 🙂 🙂 🙂

Il pdf è impaginato in modo da facilitare la lettura ai bimbi affetti da dislessia e utilizzando il font gratuito Open Dyslexic, studiato appositamente per venire incontro alle difficoltà di lettura.

La fiaba è disponibile gratuitamente scaricandola direttamente dal sito oppure da Feedbooks, che mette a disposizione tutti i formati di lettura per gli ebook.

Qui è disponibile invece anche il pdf.

Puoi scaricare gratuitamente:

File epub

file mobi

file pdf a lettura facilitata

oppure su

http://it.feedbooks.com/userbook/36214/la-strega-ignazia

Se invece volete conoscere meglio le altre fiabe:

Il mago pasticcione e le lettere dell’alfabeto

La Stella incantata

E qui i progetti per le scuole che propongo nelle classi della scuola primaria

 

 

hanno detto del Mago…

Hanno detto de “Il mago Pasticcione e le lettere dell’alfabeto”…

(recensioni in ordine cronologico di comparsa o ritrovamento nel web 🙂 )

Liliana Sghettini, in “Letteratura al Femminile”

“Il mago pasticcione e le lettere dell’alfabeto”, Antonia Romagnoli, Rapsodia Edizioni, pag. 82, 2015.

C’era una volta un mago che voleva conquistare il mondo e per farlo, pensa che ti ripensa, decise di rubacchiare tutte le lettere dell’alfabeto ed infilarle in un grosso sacco regalatogli da un suo amico.
Cosi avrebbe avuto il pieno potere su tutto il pianeta.
Era un piano malvagio che sarebbe andato a buon fine se solo non ci fosse stato un piccolo imprevisto.
Si sa, non tutte le ciambelle riescono con il buco ed infatti quando decise di tirare fuori le povere letterine che aveva imprigionato nel suo sacco, queste si ribellarono, lasciandolo con un palmo di naso.
Doveva trovare una soluzione e dopo essersi spremuto le meningi, decise di chiedere aiuto alla buona e gentile maga Rosa che sembrava avere un certo ascendente sulle letterine ma che forse non conosceva gli intenti malvagi del suo collega.
Cosa accadrà allora, riuscirà il mago Pasticcione a riacciuffare le lettere e governare il mondo?
La maga Rosa lo aiuterà in questo intento o lui ci riuscirà tutto solo soletto?
La fiaba di Antonia Romagnoli, amabilmente illustrata da Elena Saliani, racconta una storia simpatica ed accattivante per divertire grandi e piccini.
Le avventure del mago Pasticcione, barbuto e furbacchione, fanno parte di un valido progetto rivolto ai bambini delle prime classi della scuola primaria per favorire l’avvicinamento all’alfabeto ed alle prime letture.
Il progetto già sperimentato in una scuola piacentina, appare ben strutturato e capace di essere uno strumento di supporto alle attività didattiche grazie alla estrema semplificazione dei contenuti e alla grafica efficace, ricca di numerose raffigurazioni delle lettere disseminate lungo tutta la narrazione.
La maga Antonia mescolando allegria e didattica nel suo pentolone ha tirato fuori PATAPAFT una magica pozione.
Da mamma ed attenta osservatrice del mondo dell’infanzia rivolgo un sentito apprezzamento e ringraziamento all’autrice Antonia Romagnoli per questo valido progetto!!!

mago1

 

Lisa Molaro, in Cultura al Femminile

RECENSIONE

Il mago pasticcione e le lettere dell’alfabeto

Autore: Antonia Romagnoli

Illustrazioni: Elena Saliani

Quella che ho dinanzi agli occhi è la copertina di una storia per bambini, la copertina è come l’uscio di una casa che ancora non conosciamo, in cui stiamo per entrare e quindi è fondamentale per convincerci o meno a mettere la mano sulla maniglia, abbassarla e entrare in un mondo che non conosciamo!

In questo caso i tanti colori che esplodono fuori e dentro un capiente sacco arancio mi fanno subito pensare che quanto nascosto dietro la “ porta” sia allegro e vivace… ok! Tanto mi basta per provare a ritornare bambina …giro la copertina e ….patapaf…la formula magica del mago (che vuol elevarsi a maghissimo grazie ad un incantesimo che va oltre le proprie forze) mi ha già ipnotizzata!

Mi ritrovo così, detto fatto, ad assistere alle buffe peripezie di un magone dalla lunga barba bianca che si pettina con una E e lo fa a volte con sbadatezza, quasi fosse un rituale antistress (anche i maghi sono stressati, questo mi consola!!)

Non voglio anticiparvi molto sulla storia perché mi piace l’idea che essa stessa vi sorprenda, vi stimoli l’immaginazione (chi ha detto che è utile solo ai bambini, la fantasia?), vi dico però che lo stile con cui è stata scritta ricorda molto le rappresentazioni delle recite scolastiche, il ritmo veloce, semplice e chiaro, ricco di descrizioni costruite ad arte, mi ha permesso di leggerla recitandola, immaginandomi tutto quel pandemonio che combinava questo Mago bislacco e pasticcione appunto! Il bellissimo lavoro di Elena Saliani, l’illustratrice che ha fatto i disegni del libro, non è stato che una conferma a quello che di volta in volta io mi immaginavo leggendo; certo, io in teoria sarei un’adulta ma per i bambini sarà di rilevante importanza guardarli, prenderne spunto per rifarli o disegnarne di propri e fissarne l’immagine nella mente associandola alla lettera di volta in volta coinvolta! Eccomi arrivata al punto serio della questione: l’importanza e l’utilità di questa storia all’interno di un percorso educativo (già peraltro sperimentato nelle prime classi di una scuola piacentina), conoscere le lettere dell’alfabeto, imparare a giocare con loro e con la fantasia, rendere VIVO l’italiano e non lasciarlo semplicemente educato e composto, in fila, in un bel corsivo inglese copiato dalla lavagna (grafia importantissima ma non esclusiva)… e perché poi non giocare anche con quelle lettere? Penso inoltre ai bambini dislessici e all’importanza figurativa del caso, trovare percorsi inusuali, associare figure e forme a concetti e nozioni, ormai è risaputo è questa la chiave da usare! Ci sono persone dislessiche che si sono laureate con lode, associando ad ogni concetto un gesto o una figura! Prima di pensare alla laurea partiamo dalle basi, impariamo l’A B C… arrivando magari fino alla Z ! Giochiamo con la A in qualsiasi modo la si voglia scrivere, disegnare, romanzare !! Chi di noi, nella sua vita, NON ha mai fatto i piedini alla prima lettera dell’alfabeto?

Da bambini o da adulti, magari scarabocchiandola su un foglio mentre siamo impegnati in una telefonata lunga?? Chi ? Chi è senza peccato scagli la prima pietra… eventualmente arriverà poi il mago pasticcione ad aiutarvi a ritornar bambini e se le sue capacità dovessero tramutarvi in palloncini non temete, arriverà la maga in rosa a farvi ritornare in voi! I bambini a cui verrà letta questa storia, sgraneranno gli occhi… lo so! E gli adulti mentre leggeranno penseranno: “ ma tu guarda questa scrittrice, che fantasia!!!”

Ma la scrittrice non è una donna qualunque che si è improvvisata cantastorie..eh no!! È una scrittrice titolata che, grazie ad altri suoi libri, è stata Finalista al Premio Galassia 2006, ha pubblicato con varie case editrici, ha partecipato a varie antologie, ha curato, con l’editrice Solange Mela la collana Pergamene per la Scuola, ha collaborato con il quotidiano “La Cronaca di Piacenza”… insomma… sa bene cosa e perché scrive!

Per quanto mi riguarda, mi divertirò un mondo a giocare con mia nipote leggendo questa storia che suggerisce varie attività!!