La Dama in Bianco

La Dama in Bianco

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Sinossi La dama in Bianco

La Dama in Bianco – una Regency Ghost Story 

Dal 13 dicembre 2017 in ebook e cartaceo su Amazon

Lady Amelia, reginetta dell’alta società, sogna più di ogni altra cosa di liberarsi del proprio fratello, l’indolente lord Burnett, di potersi dedicare a se stessa e finalmente coronare il proprio sogno d’amore.

Ma nulla va secondo i suoi piani e ben presto si troverà a fare i conti con una serie di avvenimenti sempre più oscuri che la condurranno verso un imprevisto matrimonio e soprattutto ad affrontare gli spettri che infestano la sua nuova dimora.

Per lei è arrivato il momento di fare i conti con il passato drammatico dell’uomo che ama, ma anche con i propri fantasmi, non solo interiori.

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Il romanzo si colloca temporalmente dopo “La Dama in Grigio” ma costituisce un romanzo indipendente.

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Un estratto – la Dama in Bianco

Antefatto

Mentre la carrozza sobbalzava per l’ennesima volta sulla stradina dissestata, Amelia, intirizzita e tremante, sognava una tazza di tè caldo, una poltrona morbida, accostata al camino, e Lord Burnett morto ai suoi piedi.

Immaginava se stessa scavalcare il cadavere con un piccolo balzo, con le scarpette di seta che producevano un lieve tonfo sul tappeto, e raggiungere la teiera fumante.

Poteva quasi sentire il suono delicato del liquido che cadeva nella bella tazza di porcellana decorata a fiori, aspirarne l’aroma un poco pungente. Con la coda dell’occhio, poteva vedere il cadavere a terra. Libera, finalmente.

Lord Burnett, che invece era vivo e vegeto, e sedeva nella carrozza di fronte a lei, emise un disgustoso grugnito. Dormiva della grossa da almeno un’ora, cullato dal dondolio del mezzo, e russava rumorosamente da quasi altrettanto tempo.

Ogni tanto i movimenti dell’abitacolo lo facevano cozzare contro l’altro uomo in viaggio con loro, a sua volta addormentato. I due borbottavano qualcosa e riprendevano sonno.

Amelia immaginò di estrarre le mani guantate dal manicotto di pelliccia e di stringerle intorno al collo del fratello, Lord Burnett appunto, e di strozzarlo, stropicciando il colletto inamidato e la cravatta immacolata.

Sì, lo avrebbe volentieri strozzato. E avrebbe strozzato anche Declan O’Donnell, immancabile compagno di viaggio, che per una volta avrebbe potuto restarsene dov’era, invece di partire con loro in quella precipitosa fuga dalla Cornovaglia, attaccato a William come una cozza allo scoglio.

Amelia distolse lo sguardo dai due, avvolti nella penombra della carrozza, per rivolgerlo verso il triste panorama che correva fuori dal finestrino.

Grigio su grigio, la campagna stava sprofondando nella precoce notte invernale. Una tetra teoria di alberi spogli, di campi a tratti innevati si perdeva nella bruma e nel gelo del tramonto.

Il freddo del vetro la costrinse a scostare il capo, che il cappellino da viaggio non proteggeva a dovere.

La loro meta non era lontana e Lord Burnett aveva decretato che non avrebbero fatto soste, desideroso di chiudere il più presto possibile con quella incresciosa vicenda da cui si stavano allontanando precipitosamente.

Anche quella decisione era per Amelia motivo di disappunto. Mancava davvero poco a Natale, quel Natale che secondo i suoi piani avrebbero dovuto trascorrere a Trerice Manor, il suggestivo maniero che ora stavano lasciando in fretta e furia. Se si fossero diretti a Londra, anche all’ultimo momento sarebbe riuscita a trovare un modo per trascorrere le feste in modo adeguato. Invece William aveva deciso per tutti, in un modo piuttosto autoritario che non gli si confaceva neppure, che si sarebbero fermati nella detestabile casa di caccia, nel Devonshire, fino a sua diversa disposizione.

Amelia sapeva che la decisione era del tutto logica, visto che la dimora era situata lungo la strada ed era molto meno distante di Londra. Quella sosta avrebbe risparmiato loro spiegazioni agli amici sul repentino allontanamento da Trerice, cosa che William non era ancora pronto a giustificare.

La giovane dama rabbrividì nel mantello di pelliccia, sentiva il freddo salire dal sedile, nonostante la carrozza fosse ben foderata; le lunghe ore di viaggio cominciavano a pesare gravemente sul suo umore e sulla sua temperatura.

Le pareva che quel viaggio non finisse mai.

La luna era sorta, rischiarando coi suoi pallidi raggi un sottile strato di neve che ricopriva la campagna. Fu quella l’illuminazione che li accolse nel cortile di Hillford, quando finalmente la carrozza si arrestò davanti alla dimora dove erano diretti.

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Il libertino di Hidden Brook

Il libertino di Hidden Brook

Il libertino di Hidden Brook è  un romance storico ambientato in epoca regency.

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Il libertino di Hidden Brook – La trama

Inghilterra, 1805

Come sarà fatto un libertino? Un “vero” libertino? È questo che Victoria si domanda, dopo anni di letture proibite in collegio, quando scopre che, insieme a lei, nell’avita dimora dei Killmore, è ospite Jared Lennox, fratello di suo cognato e famigerato libertino londinese.

Ferito in un duello, il giovane è praticamente segregato nelle sue stanze… che male ci potrebbe essere nel raggiungerlo di nascosto, giusto per dargli una sbirciatina?

Quella che doveva essere una piccola bravata senza conseguenze è solo l’inizio di una serie di equivoci e malintesi che sembra condurre la coppia, passo dopo passo, verso un inesorabile altare.

Ma sarà poi così sgradevole, per i due, l’idea di un matrimonio riparatore?

Sotto lo sguardo vigile della formidabile zia Erinni, determinata a separare ciò che Dio non ha ancora unito, se da lei ritenuto inadeguato, fra passioni, tradimenti e intrighi, quello di Victoria e Jared sarà un percorso verso la reciproca conoscenza, ma soprattutto verso una crescente consapevolezza di sé.

Un racconto d’altri tempi. Una storia d’amore fuori dal tempo.

Una zia che tutti vorrebbero avere.

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Il libertino di Hidden Brook – un capitolo

Se c’era una coppia che poteva incarnare tutte le migliori e più nobili qualità umane, questa era formata da Lord e Lady Killmore.

Non vi erano in Inghilterra sposi più affiatati, più felici, più eleganti e signorili di loro: ricchi abbastanza da non avere preoccupazioni di sorta, ma non troppo da infastidire le loro affezionate amicizie; belli d’una bellezza raffinata ma non esagerata.

Soprattutto potevano vantare, accanto ai titoli nobiliari di cui non avevano poi grande merito, tutte quelle caratteristiche di decoro e contegno che li rendevano stimati e apprezzati nelle loro cerchie e oltre.

Se un difetto, però, si poteva riscontrare in loro, era costituito dai rispettivi fratelli.

Il fratello minore di Lord Killmore, infatti, era fra i più noti libertini che frequentavano l’alta società londinese e salvava la propria rispettabilità solo grazie all’ingente patrimonio, che era riuscito a far fruttare al di là di ogni rosea aspettativa e nonostante l’ancor giovane età.

Jared era uno degli scapoli più temuti dalle madri di fanciulle, perché univa al proprio aspetto avvenente una buona dose di fascino, che sapeva utilizzare per i propri scopi malvagi con una abilità quasi diabolica.

Molte giovani donne cadevano nella sua rete anche perché, oltre al fascino naturale di cui era dotato, le sue proprietà non erano meno ricche di attrattive: difficile ignorare che la donna capace di conquistare lui avrebbe conquistato anche case, terreni e possedimenti. Tante provavano, tutte fallivano. Quelle più fortunate salvavano almeno la reputazione.

A Londra, fra le madri più moderne, Jared aveva ottenuto il sussurrato soprannome di “demonio”. Fra quelle più tradizionaliste non veniva neppure nominato, nel terrore che anche solo parlando di lui le giovani debuttanti potessero fare una brutta fine.

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Più che demoniaco, il temibile fratello di Lord Killmore vantava un aspetto angelico, ed era questo a procurargli tanta fortuna presso il gentil sesso: il suo viso era delineato da tratti fini, ma non privo di quelle asperità che lo rendevano mascolino; i capelli, d’un castano chiaro, un poco lunghi e naturalmente mossi, gli conferivano l’aria di un ragazzino che ha appena combinato una marachella. Il fisico asciutto, forse anche troppo magro per l’altezza, era mantenuto elastico e scattante dalle numerose ore che Jared trascorreva a cavallo e nella sala di scherma del suo club, e valorizzato dalle giacche aderenti all’ultima moda.

Ma ciò che gli dava la vittoria definitiva sul cuore delle giovinette era lo sguardo, adombrato quel tanto che basta da folte sopracciglia ben disegnate, illuminato dal grigio azzurro delle pupille e reso intrigante da un’espressione che si poteva definire enigmatica, ma che in realtà era, per lo più, scontenta.

Questo bel pezzo di gioventù veleggiava fra Londra, dove trascorreva la maggior parte dell’anno, e la splendida tenuta di Hidden Brook, nel Surrey: solo raramente però le sue strade si incrociavano con quelle del fratello maggiore, Lord Killmore appunto, che aveva ereditato titoli e, a giudizio di Jared, anche tutta la noiosità della famiglia.

Capitava che in città si incrociassero per qualche evento mondano, ma di solito i due si soffermavano insieme giusto quanto bastava per essere cortesi: troppo diversi erano i loro interessi e le amicizie per scambiarsi più di un doveroso saluto.

Da parte sua, Lady Killmore aveva un altrettanto grave difetto dotato di gambe e braccia, nella persona della secondogenita delle sue sorelle. Questa pessima creatura si chiamava Victoria e aveva costituito, fin dall’infanzia, una spina nel fianco della famiglia a causa della sua vivacità incontenibile. I genitori, impotenti di fronte alla sua intemperanza, erano stati costretti a spedirla in collegio per cercare di farle avere quell’educazione che essi non erano in grado di impartirle e, soprattutto, per avere un po’ di sollievo dalle sue marachelle. Victoria, però, aveva rischiato più volte di essere cacciata anche dalla scuola, a causa del proprio temperamento e delle bravate che ideava per il divertimento delle compagne.

La famiglia nutriva un serio terrore al pensiero che di lì a breve, questo concentrato di bizzarria si sarebbe riversato fra le mura domestiche, terminati gli studi.

Tutto, in lei, gridava all’esagerazione: le sorelle avevano gli occhi d’un quieto azzurro, lei verde muschio; tutte possedevano una chioma dalla tinta che ricordava il miele, lei focosi capelli rossi ereditati per sbaglio dalla nonna irlandese. Purtroppo, la sua personalità era prorompente quanto il suo aspetto.

Detto questo, non ci sono dubbi nell’affermare che il peggior incubo di Lord e Lady Killmore si avverò quando ricevettero, a breve distanza l’una dall’altra, le missive che annunciavano l’arrivo nella serena dimora avita di due ospiti non invitati e non attesi. Quegli ospiti.

La prima lettera arrivò a Lady Killmore e si trattava di una disperata richiesta di aiuto, che in realtà terminava con una comunicazione stringata: «perciò, l’unica soluzione è che tua sorella Victoria venga a stare per un po’ da te, sperando che il tuo esempio le sia di sprone a migliorare. Saluti affettuosi, ecc. Tua madre».

Il resto del testo era facilmente riassumibile: a un passo dalla fine degli studi, Victoria aveva architettato un magnifico scherzo ai danni della direttrice della scuola, guadagnandosi l’espulsione. La madre, temendo che la giovane portasse con sé scompiglio e influenzasse negativamente le sorelle minori, si rifiutava di riaccoglierla: la reietta sarebbe stata spedita, come un pacco, diritta a Killmore Court senza passare per la casa paterna.

La seconda lettera, assai più preoccupante, era arrivata a Lord Killmore da Londra, da parte dell’attendente di Jared, che avvertiva dell’arrivo imminente del giovane in seguito a una scaramuccia che lo aveva visto protagonista. Ferito in duello e per questo incapace di scrivere personalmente la lettera, Jared necessitava di allontanarsi per un periodo dai luoghi dove poteva essere trovato e, visti i rapporti fra i due fratelli, casa sua era il posto migliore dove recuperare salute e tranquillità.

Per quanto marito e moglie fossero molto innamorati, quando Lord Killmore riferì alla consorte dell’imminente arrivo di Jared, ci fu tra loro un momento di grande tensione.

A breve Victoria sarebbe arrivata per restare, come poteva Lord Killmore accettare fra quelle stesse mura quello scapestrato di suo fratello? Come poteva non rendersi conto del pericolo a cui avrebbe sottoposto l’ingenua fanciulla?

Da parte sua, Lord Killmore non era per nulla entusiasta al pensiero d’avere in casa quella calamità di cognata che si ritrovava: perché non se la ripigliavano coloro che l’avevano messa al mondo? Per quanto neppure l’arrivo del fratello non gli fosse particolarmente gradito, c’era da ricordare che Jared godeva di pari diritto a essere ospitato, forse ancora maggiore, dato che, in mancanza di figli loro, costituiva per il momento l’erede di titolo e casa.

Per quasi un’ora i Killmore avevano discusso, lei si era imbronciata, lui irritato. Poi, essendo entrambi di carattere accomodante, fecero pace promettendosi sostegno reciproco nei duri giorni che avrebbero dovuto affrontare a causa dei parenti. E tutto fu rimandato al momento degli arrivi.

Il libertino di Hidden Brook – due parole 🙂

La vita è una cosa troppo importante per parlarne con serietà. È la citazione di Oscar Wilde che apre il romanzo Il libertino di Hidden Brook, ed è un po’ una dichiarazione d’intenti: non un romanzo serio e impegnativo, ma una storia fatta di levità, nel quale seguire i protagonisti in un percorso di crescita, di maturazione, di consapevolezza di sé.

Le suggestive atmosfere Regency che fanno da sottofondo alle vicende narrate riportano a un mondo dorato, apparentemente immutabile, dominato da regole sociali, nel quale i personaggi si muovono, alla ricerca del proprio ruolo e della propria dimensione.

Ma soprattutto, Il libertino di Hidden Brook è una storia d’amore, di equivoci, di intrighi, di passioni, una commedia rosa, nella quale ho voluto giocare coi personaggi, soprattutto quelli minori, che hanno deciso di prendersi, con un certo umorismo, il loro spazio.

 

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La dama in grigio

Aerys – il potere del fuoco

Aerys – il potere del fuoco

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Aerys – il potere del fuoco è il quarto romanzo della Saga delle Terre.

Aerys – il potere del fuoco, romanzo autoconclusivo, costituisce un prequel della trilogia, composta da Il segreto dell’Alchimista, I Signori delle Colline e Triagrion.

Mentre la trilogia segue le vicende di Ester e Nimeon, dapprima alle prese con la risoluzione di una serie di omicidi e poi con le conseguenze della magia che si sta sviluppando nelle Terre, Aerys – il potere del fuoco racconta fatti accaduti alcuni secoli prima dell’inizio della saga.

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Aerys – il potere del fuoco – La trama

La morte poco chiara del fidanzato, erede delle Pianure, spinge la giovane Aerys a un’impresa ardita: celata sotto una falsa identità maschile, si reca a Palàistra, la Città degli Studi, per scoprire la verità sui fatti.

Qui i problemi per lei si moltiplicheranno, perché a conferma dei suoi sospetti si ritroverà coinvolta in questioni di magia sempre più gravi, che la condurranno a divenire il fulcro dei precari rapporti fra i terranei e i misteriosi popoli che vivono oltre i confini.

Quale segreto nascondono gli incanti mortali di cui i principi delle Pianure sono vittime? Che cosa cercano veramente le creature dei regni esterni? Quali immensi, sconosciuti poteri si stanno scatenando?

Tutto sembra condurre al misterioso re delle Colline, Laryn Udkils, e al terremoto che solo pochi anni prima ha causato devastazione e morte nelle Pianure. E ad Aerys, la fanciulla destinata a cambiare il destino delle Terre.

Della protagonista, Aerys appunto, si leggono nella saga diversi accenni: fa parte di un passato importante, per le Terre, ed è, insieme a Laryn Udkils, mitico re delle Colline, una figura leggendaria e fondamentale per la magia terranea.

In questo romanzo si svela una parte della Storia delle Terre che costituisce il background della trilogia: il soprannome fanciulla delle Terre, che viene dato ad Aerys, sarà utilizzato anche per Ester, in ricordo della giovane donna che col suo coraggio ha salvato le Terre da una grave minaccia.

 

Aerys è giovane, testarda, ardimentosa, e non esita, per giustizia e per amore, a sfidare ogni regola.

Sfiderà, per prima, quella che vuole Palaistra un appannaggio maschile. Come lei, anche Ester inizierà le sue avventure proprio da lì.

Parallele, ma profondamente diverse, le avventure delle due donne sono accomunate dal legame che le unisce al casato delle Colline, che intreccia il loro destino al potere magico.

Aerys – il potere del fuoco è anche e soprattutto una storia d’amore e di magia. Che poi, sono la stessa cosa.

Aerys – il potere del fuoco – quarta di copertina

Un’antica leggenda delle Colline narra di quei tempi magnifici e lontani, di quando nelle Terre ancora dilagava la magia.

Narra di una giovane donna, decisa a lottare per l’amore perduto, e di un grande mago e sovrano, divenuti depositari di un segreto destinato a mutare il destino di tutti i regni.

Tutto cominciò qualche anno dopo il terremoto che devastò le Pianure, creando il Grande Baratro che ora ferisce la regione; cominciò prima che le Nebbie dilagassero, quando ancora il potere magico era diffuso in tutte le lande.

Un’antica leggenda mai dimenticata.

Una storia di amore e di morte, di eroici cavalieri e potenti maghi, di popoli misteriosi, di oscuri poteri.

Una storia tramandata per custodire un immane segreto.

L’atteso prequel dedicato alla Fanciulla delle Terre e al leggendario re Laryn Udkils

Tutti i romanzi della saga:

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Il segreto dell’alchimista

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