I romanzi Regency e tutta la verità sull’amore nell’Ottocento inglese
Si fa presto a dire Regency, ma davvero è come lo immaginiamo noi oggi?
Il periodo Regency è quel breve periodo della storia inglese che va dai primi dell’Ottocento al 1820, durante il quale a causa della pazzia di Giorgio III la reggenza fu presa dal figlio, impenitente giocatore e libertino, che divenne alla morte del padre Giorgio IV.
Per un approfondimento vi rimando a questo link.
E’ uno dei periodi privilegiati nei romanzi rosa o romance, uno dei più amati dalla lettrici e dalle autrici anglosassoni, le quali hanno preso il testimone lanciato da Jane Austen e da William Makepeace Thackeray, autore di Vanity Fair, e ne hanno decretato il successo e le linee guida.
Ma… è tutto Regency quello che luccica? Che cosa è rimasto dei fasti originali del periodo della reggenza e che cosa invece è stato modificato nella letteratura? Quanto è frutto di pura immaginazione e quanto riprende la realtà storica?
Cominciamo da un colpo di scena: nel linguaggio corrente si intende per romance la classica storia d’amore, il romanzo rosa per intenderci, mentre questa definizione, in epoca romantica indicava il romanzo di pura fantasia, con elementi mitologici o con creature inventate, il nostro fantasy, per intenderci, mentre le storie ambientate nella realtà, con personaggi reali, più o meno storici, con avventure di qualsiasi genere (anche romantiche, quindi) era definito novel.
Dunque Jane Austen scrisse novels, non romance.
L’intento principale della Austen non era raccontare storie d’amore, ma dipingere un ritratto della società a cui apparteneva, attraverso uno sguardo al femminile, con ironia e con un trasparente giudizio sugli usi e costumi. Lo stesso si può dire di Thackeray, che nel personaggio di Becky inserisce sì connotazioni negative – la potremmo definire un’anti-Elizabeth, o meglio un’anti-Fanny – ma che attraverso le sue vicende la trasforma in una vittima dei pregiudizi e dei delle caste della buona società inglese.
Si trattava, tuttavia, di romanzi contemporanei, la cui valenza sociale era innegabile. Oggi questo aspetto non ha più motivo di esistere, dunque il cuore dei romanzi di ambientazione regency è la storia d’amore fra la protagonista di turno e il lui designato.
Sullo sfondo dei migliori si intravede la Storia, ma è solo un contorno. Troviamo le battaglie contro Napoleone, qualche discorso politico, Tories e Whings, qualche problema fra coloni e possidenti, le prime avvisaglie della rivoluzione industriale, ma niente di tutto questo diventa veramente parte integrante della vicenda.
Al centro c’è quasi sempre una ragazza da marito, di solito bellissima, soda, pettoruta, dai capelli splendenti.
E qui c’è il secondo colpo di scena: in quell’epoca i modelli di bellezza erano un po’ diversi. A parte la pelle che doveva restare bianca come la porcellana, guai alle donne dorate, di sodo c’era ben poco nelle signore dell’alta società che, strette nei corsetti fin dalla prima gioventù, non praticavano certo sport o attività all’aria aperta. Ricamo, chiacchiere e brevi passeggiate ingobbivano precocemente le signorine.
In mancanza di prodotti specifici per le coiffures quando andava bene si lavavano i capelli col sapone, noto per i suoi effetti devastanti. Dunque, possiamo supporre che i famosi “capelli lucenti” fossero unti come una focaccia.
Le dame nel regency profumano di violetta, gardenia, rosa, lavanda… si fanno bagni frequenti e si cambiano d’abito a ogni passo.
Orbene, preparare una vasca da bagno nell’ottocento significava mobilitare una casa: litri e litri d’acqua da scaldare e trasportare a secchiate, una pesantissima vasca da posizionare in una stanza. Per quanto sporche, le nostre dame reali dunque usavano il più possibile il famoso set da toilette.
Se non mi credete, vi assicuro che mia nonna di novanta e passa anni, che ha vissuto negli anni in cui il bagno in casa non esisteva, ancora adesso si lava preferibilmente a pezzi e mi assicura che da giovane il bagno settimanale era un’impresa titanica, tanto che si usava riutilizzare la stessa acqua nella tinozza per tutta lòa famiglia: prima i bambini, poi le donne e infine gli uomini.
Mettamoci pure rose e gelsomini, ma il dubbio sulla pulizia rimane.
Se già scendiamo di un gradino sociale, troviano l’abito da lavoro e quello della festa, e l’armadio è finito. Ci credo che mettevano lavanda dappertutto.
Se spostiamo la telecamera sui vari Lui, certamente restii a odorare di gardenia, troviamo nei romanzi moderni gentili eufemismi: odorava di wiskey e di tabacco (ossia: aveva bevuto come una spugna, fumato l’impossibile ed era da voltastomaco), la sua giacca ancora aveva il sentore del cavallo (no, ma… lo sapete che odore ha un cavallo sudato????), la sua pelle aveva un profumo maschio – o virile – e trasudava vigore (dalla puzza di sudore era inavvicinabile).
All’epoca le pettinature di moda erano i favoriti, le basette che arrivavano alle guance, da portare con iappe lunghe, oppure barbe e baffi. Dovevi essere proprio un dio per sembrare bello.
Le occasioni di interazione fra i due sessi erano regolate da rigide norme. Nei balli scordiamoci ancora per qualche anno il vorticoso valzer, considerato scandalosissimo dalla buona società, e diamoci con gioia ai balli di gruppo. Sotto agli occhi di duecento matrone pronte a rovinarti la reputazione se solo lo stesso tipo ti invita due volte a ballare: era già considerata una mezza proposta di matrimonio.
Uscire al chiar di luna con un uomo era semplicemente impossibile. A meno che una non volesse ritrovarsi sposata con lo stesso in meno di un mese oppure zitella a carico di qualche parente lontano.
Certo, i figli illegittimi andavano alla grande, c’era sempre qualche dama compiacente che accettava di “rovinarsi”. Su queste figure drammatiche persino la Austen sente tremare la penna. Lidia, fuggita con Wickham, rischia di rovinare per sempre anche le sorelle. Ci siamo? Una scappa con un uomo e determina la rovina di altre quattro ragazze. Insomma, credo che prima di fare un passo simile le ragazze di buona famiglia ci pensassero su parecchio.
In epoca Regency, visto che il reggente lo faceva, tutti i gentiluomini cercavano di essere libertini, ma per dar sfogo alle loro mattane avevano a disposizzione onorate professioniste che avevano votato la loro vita al compiacimento maschile. Frequentavano gli ambienti per soli uomini, le case da gioco in primis, ma non erano ammesse in società. Poi, come ci insegna il romanzo Pamela, c’erano le serve. Le future mogli accettavano tutto questo di buon grado, così come hanno fatto anche molte generazioni successive, fino alla chiusura dei bordelli. Lo scandalo cominciava quando i tradimenti diventavano pubblici, il resto era ammesso.
Ma l’amore celebrato nel nostro amato regency moderno? Raro, poco considerato, superfluo. Persino Elizabeth Bennet cambia idea su Darcy, l’uomo dei sogni di ogni donna, a partire dalla sua visita a Pemberley. Come spesso si legge nella Austen, l’amore che non viene nutrito con buon cibo è destinato a sfiorire. Infatti notiamo che nel Regency moderno il coronamento del sogno d’amore è sempre accompagnato dall’ottenimento di un buon patrimonio, dalla riabilitazione sociale e dal plauso del ceto nobile.
Altrimenti la favola non soddisfa.
Raramente, poi, la Austin si azzarda a parlare di titolati. La buona società è quella di campagna, di lord ce ne sono pochini. Oltre al fatto che se noi provassimo a trasporre in chiave moderna e mettessimo come protagonisti D’alema o Bersani rischieremmo qualche querela (oltre al fatto che ne uscirebbe un prodotto piuttosto bizzarro), la disponibilità di lord papabili non era così alta come siamo portate a pensare.
La Austen, per quanto scelga gentiluomini, si ferma quasi sempre al Mr. Di più non dice. In effetti i titoli passavano di padre in figlio e non sempre i padri erano disposti a morire in tempo per produrre lord giovani, affascinanti, muscolosi, misteriosi, alti, belli e maritabili.
Visto che però noi li vogliamo così, evviva il principe azzurro: i nostri eroi maschili sono anche provvisti già del titolo e della rendita adeguata, sono gran lavoratori, eccellenti ballerini e se vogliamo esagerare anche onnipotenti nella buona società, tanto da poter sposare chiunque e in qualunque momento.
Nel caso esistano padri o nonni a ostacolare la perfezione, sappiamo già che in qualche modo li vedremo morire con l’ausilio di carrozze a velocità smodata, di febbri tropicali, di un’inaspettato colpo apoplettico, giù per una rupe per colpa di un cavallo impazzito.
L’incidente capita.
Se però è Lui a finire a gambe all’aria col cavallo, stiamo tranquille che è solo ferito e che Lei conosce tutti i rimedi, a partire dalle pozioni dello sciamano alle cure omeopatiche. Perchè la nostra Lei grattava via la corteccia dei salici molto prima della Signora del West.
Se la Austin sfumava la scena già alla proposta di matrimonio, il regency ha subito in questi cento anni notevoli sviluppi. Mooolto interessanti.
Basta solo recuperare quelli pubblicati negli anni Ottanta e confrontarli con i più recenti per scoprire che molti tabù sono caduti. FOrse anche andando un po’ oltre alle abitudini dell’epoca, per le quali prima del matrimonio era raro che due giovani promessi avessero momenti d’intimità sufficienti a qualcosa di più che un bacetto. Ricordiamo tutte le manovre delle madri austeniane per permettere alle figlie di passeggiare con i promessi sposi. Sorelle, cugine, cameriere, facevano parte integrante dell’uscita di coppia. Figuriamoci lasciare soli i piccioncini in un salotto per un tempo superiore ai ventidue secondi…
Ecco, il regency moderno ha trovato vari escamotage. Ci si incontra per puro caso in un corridoio di notte, mentre tutti dormono. I due passeggiano a cavallo e si titrovano soli in un capanno per colpa del temporale. La servitù viene colpita tutta da una diarrea fulminante e la coppia rimane sprovvista di chaperon, lei è travestita da uomo per i più svariati motivi e deve dormire con lui… sta di fatto che le lettrici oggi si aspettano un minimo di un paio di rapporti ciascuno della durata di due pagine fronte retro.
No, Elizabeth non l’avrebbe mai fatto.
Eppure, chi non si è emozionata leggendo le dichiarazioni di amore ardente, di devozione totale dei giovani austeniani? Solo parole, uomini inginocchiati, strette di mano, sguardi timidi… ma non ci si sente mancare nulla. Quello che ci dà soddisfazione è vedere poi la coppia felicemente sposata condividere come un gioioso segreto quella camera da letto che cambia anche in pubblico il suo modo di rapportarsi. Niente viene detto.
E’ poi la stessa sensazione che si ha fra Renzo e Lucia, nelle ultime pagine dei Promessi Sposi, quella confidenza tutta nuova che nasce solo dal coronamento di un grande amore.
Ma noi donne moderne scriviamo e leggiamo cose diverse, forse perchè i modelli di riferimento sono iraggiungibili, se non ci mettiamo un po’ di pepe non riusciamo ad appassionare la lettrice allo stesso modo. Ma in fin dei conti, grazie a queste parentesi a luci rosse si imparano tante cose, a partire da quanti modi ci sono per chimare la nostra… insimma, è tutta cultura.
Se qualche maschietto sta leggendo e si chiede, a conti fatti, “ma che ci trovate in questa robaccia?”, la risposta è semplicissima: è mostruosamente divertente.






















