La Dama in Grigio

La Dama in Grigio

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La dama in grigio – sinossi

Inghilterra, 1807

Dopo aver rifiutato uno sgradito pretendente, Joanne viene spedita dal padre a casa di una zia, nella speranza che l’esilio la convinca ad accettare la proposta.

A Trerice, però, Joanne trova alleati imprevisti: per prima la zia, e in seguito il padrone della tenuta in cui la donna vive. Sir Russel, infatti, è legato al fratello di lei da un antico debito d’amicizia e, in combutta con quest’ultimo, raccoglie nell’antica dimora di famiglia un gruppo di importanti ospiti: la scusa è quella di un’esperienza sensazionale in una villa infestata da noti fantasmi, l’obiettivo è quello di permettere a Joanne di trovare in fretta un miglior fidanzato e sfuggire alle trame del padre e del suo anziano socio.

Quello che inizia come un tranquillo soggiorno, però, diventa piuttosto movimentato: Trerice Manor, infatti, sembra aver scelto la giovane donna come fulcro delle proprie manifestazioni soprannaturali.

Joanne dovrà destreggiarsi, nella sua caccia al marito, tra i fenomeni misteriosi della casa, i propri scabrosi segreti e la crescente attrazione che prova per sir Russel, scostante e attraente gentiluomo, determinato a restare celibe per tutta la vita.

Dettagli “La dama in grigio”

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    Lingua: Italiano
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Nota dell’autrice

L’ambientazione di questo romanzo è un luogo reale, Trerice Manor, una antica villa in stile Tudor che si trova nei pressi di Newquay, in Cornovaglia.

Trerice Manor fu edificato da John Arundell V, nella prima metà del 1500, su in preesistente edificio medievale appartenente alla famiglia.

La casa appartenne agli Arundell per circa due secoli, poi passò agli Acland, che tuttavia non la abitarono. Trerice finì, in poche generazioni, in condizioni di disarmo, e il ventesimo secolo la vide quasi cadere in rovina, fino all’acquisto da parte del National Trust, nel 1953: numerosi restauri sia interni che esterni l’hanno riportata agli antichi fasti.

Oggi Trerice Manor è un’attrazione turistica, grazie anche alla fama degli splendidi giardini e del frutteto storico.

Numerose iniziative, durante l’anno, vengono poi organizzate fra le mura dell’antica abitazione, da mostre a laboratori per tutte le età.Sono stati tanti i motivi che mi hanno portata a scegliere Trerice, fra cui, lo ammetto, la strana coincidenza per cui alcuni dei suoi proprietari avevano nomi legati al mondo austeniano.

A parte questa peculiarità, di notevole interesse sono state per me le storie di fantasmi legate a questi luoghi così ricchi di fascino. La dama in grigio di cui parlo è in effetti lo spettro più famoso di Trerice, e, esattamente come racconta sir Russel, si ritiene sia il fantasma di una giovane serva sedotta da uno dei primi proprietari: pare che la fanciulla, rimasta incinta e abbandonata a se stessa, si sia tolta la vita fra le mura del palazzo e ancora appaia sotto forma di una evanescente figura.

La dama grigia è apparsa a diversi ospiti e la sua presenza è legata a una diminuzione della temperatura e all’improvviso profumo di lillà che dilaga per la casa. In particolare, si dice che sia la biblioteca il luogo dove maggiormente si manifestano fenomeni soprannaturali.

Le storie che riguardano la casa sono tante, tutte estremamente suggestive.A queste tradizioni ho aggiunto elementi di fantasia, divertendomi a unire verità, leggenda e immaginazione.I personaggi e le situazioni che ho descritto sono, ovviamente, pura invenzione. Riferimenti a fatti o persone reali sono da considerarsi coincidenze.

Nell’epoca in cui la mia storia si svolge, i primi anni del 1800, Trerice Manor appartenne in realtà a Sir Thomas Acland, decimo baronetto di Killerton, che fu, fra tutti gli Acland, uno dei più attivi nell’apportare migliorie alla casa: forse l’ultimo Acland a occuparsi di Trerice e a eleggerla, almeno per alcuni periodi, come sua dimora. Egli la utilizzava principalmente per ricevere gli ospiti… forse, chissà, anche per la caccia ai fantasmi, che a partire da quei primi anni dell’Ottocento cominciava a trovare cultori nella società inglese.

Per correttezza, però, bisogna ricordare che l’interesse maggiore verso i fenomeni soprannaturali si ebbe dopo la metà del secolo, periodo in cui si diffuse anche la corrente filosofica spiritista, portata avanti da Allan Kardec, e non in epoca regency, alla quale fa riferimento il mio romanzo.

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